
SISAS: la bonifica la pagano i cittadini. Lo sapevate? Giugno 17, 2009
- Immagine di Alberto Strada – Capannone abbandonato-
Tempo fa vi avevo parlato della bonifica S.I.S.A.S (qui potete trovare l’articolo).
Il caso era tornato nuovamente alle cronache in seguito alla proposta di Giorgio Fallini -assesore all’ambiente del Comune di Pioltello- di tappezzare l’area dell’ex polo chimico con pannelli fotovoltaici; i soldi ricavati dalla vendita dell’energia elettrica sarebbero poi serviti per guadagnare il capitale necessario alla bonifica.
La proposta di Fallini nasceva dall’inadempienza del gruppo Zunino nella bonifca (il gruppo aveva firmato il 22 dicembre del 2007 un accordo di programma in cui si impegnava a bonifciare l’area in cambio del permesso di realizzarvici un centro commerciale).
Ad oggi l’idea di Fallini è rimasta solo un’idea e l’area non è ancora stata bonificata.
Il risultato è che il 26 giugno L’italia dovrà pagare al’Unione Europea un multa molto salata.
Tutto qui direte voi? No! L’11 giugno scorso la giunta della Regione Lombardia ha approvato una delibera che garantisce un contributo economico, elargito attingendo dalle tasche dei cittadini, al gruppo Zunino.
Il Consigliere Carlo Monguizzi ha analizzato, con tanto di cifre e percentuali, la situazione nel suo blog: vi consiglio caldamente una attenta lettura.
Per chiudere il cerchio, e per provare a capirne qualcosa in più, l’ex Sindaco di Piolello Mario de Gasperi ha provato a spiegare il lucroso mercato che sta alle spalle delle bonifche. Come fanno le bonifche ad essere così strettamente legate al mercato immobiliare? Perchè le società immobiliari acquistano società specializzate nelle bonifche? Qui le risposte di De Gasperi.
Credo che valga la pena di approfondire questo argomento, magari con un report, magari con una serie di incontri tematici.
Voi cosa ne pensate?
jacopo.zurlo@amb-ire.com
Il Ponte ci sta stretto? Giugno 11, 2009
Estratto dall’articolo di Antonello Mangano “Ponte sullo Stretto, ricomincia la farsa”.
“L’intervento pubblico per il Ponte coprirà una piccola parte della spesa, per il resto si aspettano gli improbabili fondi dei privati. Continuano gli sprechi a base di studi, tangenziali e opere inutili. Gli espropri sono iniziati e coinvolgono il tesoriere di Berlusconi e 100 cittadini che hanno già fatto ricorso al TAR. Intanto l`A3 (tratto del corridoio Palermo – Berlino che sta alla base dell’ideologia del Ponte) è una eterna incompiuta dove dominano le ‘ndrine, le frane, gli incidenti. Anas, Impregilo e Condotte sono coloro che hanno fallito nell’autostrada e che ora si propongono per il Ponte”(…).
“Riusciranno le ditte e l’ente pubblico incapaci di portare a termine un banale ammodernamento autostradale a realizzare l’opera ingegneristica più complessa al mondo? Riusciranno gli stessi soggetti, che pochi chilometri più a nord hanno stretto imbarazzanti patti con la ‘ndrangheta (oggetto di quattro inchieste giudiziarie, l’ultima delle quali risale a pochi giorni fa) a diventare impermeabili alle famose “infiltrazioni” criminali?
E’ questo uno degli argomenti più interessanti della vicenda Ponte, stranamente esclusa dalle dichiarazioni dei protagonisti che di mafia parlano solo come ipotesi futuribile e non come fenomeno in essere. Il solito Ciucci ha pronta la soluzione: “I cantieri del Ponte saranno controllati con i badge per registrare le presenze e con rilevamenti satellitari che consentiranno di sapere dove sono i mezzi, di chi sono e cosa vanno a caricare e scaricare”. Tra l’altro, era una soluzione già proposta ed in parte avviata all’apertura dei cantieri dell’A3. Anche se sull’argomento tace, l’Anas ha appena affrontato questi problemi, come del resto Impregilo e Condotte (a cui qualche mese fa fu revocata e poi riassegnata la certificazione antimafia): le due società hanno gestito il macro-lotto che coincide con il tratto reggino dell’autostrada.
I risultati sono stati disastrosi: colpite dall’arroganza delle ‘ndrine, le ditte hanno minacciato di andar via, ma solo dopo i procedimenti giudiziari che dimostravano la presenza delle organizzazioni criminali nei cantieri. Le opere procedono da anni ad un ritmo estenuante. Numerosi gli incidenti, l’ultimo dei quali è avvenuto il 12 marzo, col terribile bilancio di 2 morti e 9 feriti. A causa delle forti piogge dell’inverno l’intera regione è rimasta pressoché isolata da frane e smottamenti, una delle quali ha causato una strage all’altezza dello svincolo di Altilia Grimaldi: un pezzo di collina si stacca da un’altezza di sessanta metri, diecimila metri cubi di detriti, massi e fango che si riversano sull’autostrada sottostante e travolgono un furgone in transito, provocando due morti e cinque feriti”.
(Ponte sullo Stretto, ricomincia la farsa. Antonello Mangano, 21 marzo 2009, www.terrelibere.org)
Shell we die? Giugno 10, 2009
Le cose, come spesso accade, sono confuse e complesse. ll riassunto, forse indegno, ma utile, è questo: nel 1995 lo scrittore nigeriano ecologista Ken Saro Wiwa, con l’aiuto di diversi attivisti, riuscì a far interrompere le attività della Shell nel Sud della Nigeria, ritenute causa di pesanti inquinamenti in molte zone della regione africana.
Nel 1995 Saro Wiwa e alcuni attivisti furono impiccati. Il figlio dello scrittore ecologista e altre vittime dell’ex regime militare nigeriano denunciarono la complicità di Shell con il governo di allora e per far luce sull’accaduto si rivolsero alla giustizia americana.
Ad oggi, correndo l’anno 2009, dopo numerose udienze, Shell ha accettato di pagare 15,5 milioni di dollari per porre fine al contenzioso. Malcolm Brinded, direttore esecutivo della Shell per l’esplorazione e la produzione, ha affermato: “Shell ha sempre sostenuto che le accuse erano false”. Il discorso, se ho capito bene, sarebbe: noi non abbiamo partecipato né appoggiato alcuna violenza, siamo andati in tribunale per difendere il nostro nome, comunque gli attriti dovevano finire per il bene della popolazione nigeriana.
Non si capirà mai di fatto per mano di chi, certo è che sono morte delle persone che lottavano per le proprie convinzioni, che credevano fosse un dovere tutelare il proprio ambiente di vita, mantenere sani gli ecosistemi naturali da cui dipendono intere popolazioni. E certo è anche che le estrazioni di petrolio o altro materiale nei paesi in via di sviluppo non vanno a migliorare la situazione delle comunità locali, deturpando e contaminando l’ambiente. Non dimentichiamoci infatti che lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali di un territorio è una delle maggiori cause di perdita di biodiversità ecosistemica, biologica e culturale. Il minimo che si possa fare è ricordare persone che hanno perso la vita per cambiare le cose e continuare a denunciare qualora le cose non vadano nel verso giusto.
Se non avete mai visto il film-documentario “l’Incubo di Darwin”, forse è ora di darci un occhio: “un virulento Pamphlet sulle colpe dell’Occidente e le guerre invisibili del continente nero” (Fabio Ferzetti, Il Messaggero).
Fatemi sapere cosa ne pensate dopo la visione.
Amb-Ire a poliradio!!!! Giugno 9, 2009

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Cari lettori del nostro blog è con notevole piacere ed orgoglio che vi segnalo la nostra presenza mercoledì 10 giugno alle ore 18.00 a poliradio, la radio creata e curata dagli studenti del politecnico di Milano.
Se vorrete ascoltarci potrete farlo direttamente in streaming cliccando qui.
Mi raccomando: non mancate!!!!
