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Le cause alla base delle numerose opere incompiute in Italia sono diverse: ci sono quelle incompiute che sarebbero necessarie, quelle completate e mai attivate; quelle pronte ma inutilizzate per inconvenienti politici o burocratici; e quelle mal progettate, ferme a metà perché le due rampe del ponte non si incontravano, erano ad altezza diversa.
Uno fra tutti, prendiamo l’impianto sportivo di Giarre (Catania), i cui lavori sono bloccati dal 1990. Mi ha colpito perché la storia non mi è nuova, continua a riproporsi, in diverse forme: “È lì da vent’anni lo stadio di atletica di Giarre. Ma da queste tribune nessuno ha mai assistito a una gara o partita, perché le gradinate sono troppo ripide e pericolose e soprattutto perché l’opera non è mai stata completata. Pur di accaparrarsi i finanziamenti del Coni a Giarre costruirono uno dei più grossi impianti per il polo a cavallo, un’opera faraonica, con annessa pista di atletica e tribune per 20 mila persone, costata nei primi anni 90 circa 10 miliardi di lire. Ma erano tanto presi dalla mania di grandezza che dimenticarono anche di lasciare un po’ di spazio per i parcheggi e per la strada di accesso: ci si arriva solo da una mulattiera. L’impianto è un monumento al nulla in mezzo a un agrumeto all’ingresso del paese. (Enrico Mannucci, L’Italia a metà, Il Corriere della Sera Magazine, 18 giugno 2009).
Di opere incompiute, o fatte male, o realizzate ma inutilizzate perché frutto di valutazioni d’uso errate, se ne contano centinaia in Italia, purtroppo.
Queste opere sono state fatte per la maggior parte spendendo soldi comuni, deturpando un paesaggio comune, patrimonio di tutti, danneggiando un ambiente, un paese, una comunità, per nulla.
Vogliamo continuare così o iniziamo a ragionare?


