Da un recente studio pubblicato in New England Journal of Medicine*, realizzato da Brigham Young University e Harvard School of Public Health, è emerso che al decrescere dei livelli di particolato urbano aumenta l’aspettativa di vita dei cittadini. A chiarire ulteriormente l’incisiva influenza dell’inquinamento urbano sulla salute umana, arrivano i dati di un ulteriore studio realizzato da Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) ed ex Apat (Agenzia per la Protezione dell’Ambiente, secondo il quale sarebbero circa 9.000 i morti per inquinamento avvenuti nelle città italiane ogni anno. Legambiente ricorda infatti: “In particolare in 11 città (Bologna, Catania, Firenze, Genova, Venezia, Milano, Palermo, Pisa, Ravenna, Roma e Torino) tra il 2002 e il 2004 c’è stata una media di 8.220 morti l’anno per concentrazioni di Pm10 superiori a 20 microgrammi a metro cubo..”
Di cosa abbiamo ancora bisogno per capire che è necessario un’inversione di rotta, non solo per la salute del Pianeta in generale, ma, ancor più convincente, perché è in gioco le salute stessa dell’uomo. Chi mai vorrebbe morire a 40 anni per aver vissuto in una maledetta città piena di particolato sospeso? Chi mai vorrebbe morire di una morte silenziosa, inaspettata, vigliacca? Chi mai potrebbe essere talmente incosciente da servire del veleno ogni mattina ai propri figli, alla propria famiglia? Chi mai resterebbe inerte ad osservare la propria casa venire saccheggiata, demolita?
Chi mai sarebbe così stupido da fare tutto questo?
*Per visionare lo studio completo: http://content.nejm.org/cgi/content/full/360/4/376
Marta Mainini
