Amb-ire

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Le spalle dell’uccellino del miele. Quello che vedremo d’ora in poi? dicembre 1, 2008

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L’etologo milanese Danilo Mainardi, attraverso il libro “La bella zoologia” mi ha riportato alla memoria un episodio curioso, di cui già avevo sentito parlare: in un paesaggio sud sahariano, migliaia di anni fa, esisteva una coppia particolarmente efficiente: un pennuto e un tasso.

Dunque, l’associazione “lucrativa” così funzionava: l’uccellino del miele, da buon indicatore, attirava l’attenzione del mustelide, il quale veniva condotto, senza eccessiva dispersione di energia, ad un alveare; il tasso quindi, dotato di robusti unghioni, rompeva l’alveare per raggiungere facile cibo. Il pennuto, a sua volta, otteneva libero accesso a larve e cera.

Millenni fa l’uomo, incuriosito dalla strana coppia, decise di seguire i due animali e scoprì così un nuovo modo per procurarsi il miele. L’uccellino, in origine guidato dall’istinto alla ricerca di collaboratori mustelidi, non tardò a comprendere come l’uomo potesse sostituire il tasso nella rottura dell’alveare: il bipede era altrettanto efficace nella rottura di tale prelibatezza e larve e cera restavano in ogni caso a sua disposizione. E fu così che, nei casi in cui non trovasse il suo vecchio collaboratore, iniziò  ad andare in cerca di un uomo. Perciò poteva capitare di essere abbordati da un deciso uccellino che cinguettando attirasse l’attenzione umana sollecitando un intervento; se l’umano, incuriosito, avesse accettato l’invito, l’indicatore l’avrebbe condotto ad un alveare.

E la storia poteva avere un lieto fine: i popoli africani stanziati nel sud Sahara hanno vissuto interi secoli vivendo e rispettando questa tradizione, questa -relazione-. Purtroppo però, ormai sempre più uomini hanno altro da fare “così troppo spesso l’invito dell’indicatore viene ignorato. In sempre più zone l’uccellino del miele, all’uomo, non ha più niente da dire” (Danilo Mainardi).

 

Parlo con voi, voi che avete letto questa riflessione fino a qui senza pensare sarcasticamente a quale spunto interessante potesse mai arrivare da una storia animale. Cosa possiamo dire.. non viviamo in Africa, nessun uccellino ci ha mai condotto da nessuna parte, nessun animale ci ha mai rivolto la parola.. vero, ma se potessimo preservare la possibilità che ciò accada, se potessimo scegliere se conservare le tradizioni di quei popoli che ancora ne hanno, se potessimo scegliere di preservare quelle abitudini storiche che i nostri avi ci hanno tramandato, se potessimo rallegrarci perché le nostre e le prossime generazioni cresceranno e si confronteranno con delle radici, con un rispetto per quello che li circonda, con una ricchezza culturale ancora viva, autentica, voi, cosa scegliereste? O meglio, cosa scegliete, qui ed ora, perché la scelta la possiamo compiere anche noi, in questo momento.

Se fossimo in grado di trovare il tempo e la capacità di fermarci e riflettere sulla direzione verso cui stiamo tutti (o quasi) disperatamente correndo, forse capiremmo che stiamo perdendo qualcosa, non so, magari il rispetto per chi e per ciò che c’è stato prima di noi, il rispetto per chi verrà dopo di noi, ma ci stiamo lasciando indietro anche cose più palpabili, concrete, come sapori, profumi, colori, incontri, relazioni, esperienze.. il profumo del legno bagnato in un bosco dopo la pioggia, per esempio.

 

 marta.mainini@amb-ire.com

 

 

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