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L’effetto serra non esiste marzo 31, 2009

Filed under: ambiente — jacopo zurlo @ 2:11 pm
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Fessi noi di amb-ire che ci preoccupiamo delle condizioni del pianeta! Tutte palle! La verità è che il riscaldamento globale non esiste e a sostenerlo non è un nanetto da giardino ma alcuni rappresentanti del nuovo PDL.

Potete leggere il tutto qui nell’articolo di Repubblica scritto da Antonio Cianciullo.

 

jacopo.zurlo@amb-ire.com

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La Val di Mello è Riserva Naturale marzo 30, 2009

Autunno in Val di Mello

Dopo anni di battaglie, di opposizioni alla costruzione di strade e nuove centrali idroelettriche e di petizioni contro interventi speculativi, da parte di abitanti e amanti della Val di Mello, la Regione Lombardia ha finalmente approvato all’unanimità  l’istituzione di una Riserva Naturale in questa splendida e incontaminata valle delle Alpi Retiche, che ha scelto da tempo uno sviluppo turistico sostenibile rinunciando a impianti di risalita e mantenendo integra la sua naturalità.  Sarà l’area protetta più vasta della Lombradia, con 46 mila ettari di territorio sotto tutela rivolti ad un turismo differenziato e a basso impatto ambientale.

L’area della Val di Mello sarà divisa in tre zone: riserva naturale integrale (con la massima tutela ed una rigida disciplina degli accessi oltre che il divieto di realizzare qualsiasi nuovo edificio e insediamento produttivo o ampliare quelli esistenti) riserva naturale orientata e infine, nel fondovalle, riserva naturale parziale di interesse paesistico.
Permessa la pesca nei torrenti ma totalmente negata ogni forma di caccia.
L’elevato pregio di questo territorio ha condotto inoltre a valutare la possibilità di avvio del processo di gemellaggio con un importante Parco USA, il Parco Naturale di Yosemite (il primo parco dichiarato dal Governo federale americano) che, pure presentando una dimensione ben più ampia della Val di Mello, possiede caratteristiche naturali e paesistiche per diversi versi similari.

La gestione dell’area protetta sarà affidata al Comune di Valmasino e all’Ersaf, l’Ente regionale per i servizi all’agricoltura e alle foreste.

E’ un grande traguardo per abitanti, arrampicatori, escursionisti e appassionati di montagna che da anni frequentano la valle….e anche per le numerose specie di fauna e flora presenti sul suo territorio, che potranno continuare a vivere in tranquillità senza temere l’intervento distruttivo dell’uomo.


silvia.ferrari@amb-ire.com

 

Votate entro il 31 marzo!

 

Scusate la fretta, ma sono appena venuta a conoscenza di questa sana competizione tra diverse comunità locali in giro per il mondo, portata avanti dall’organizzazione per la tutela della barriera corallina (Reef Check Foundation): la canzone che riceverà più voti vincerà un aiuto economico che possa dare supporto alle attività di salvaguardia ambientale, controllo degli ecosistemi ed educazione ambientale.

Il video per cui tifo è il quarto, -Oulanga-, creato da alcuni ragazzi delle isole Comore (Africa).

Ovviamente siete tutti liberissimi di sentirvi le varie canzoni e votare il vostro preferito, se invece non avete sufficiente tempo, almeno votate sulla fiducia questa canzone, perché aiuterà una popolazione creativa e sensibile a tutelare il proprio ambiente di vita, la propria risorsa primaria, ovvero il mare e la barriera corallina, evitando così l’uccisione illegale delle tartarughe marine e il bracconaggio di questi splendidi e giganti esemplari..

Fatelo entro domani per favore, non vi costa nulla, se non 5 minuti, davvero, l’ho appena fatto anche io.

Come votare:

http://www.reefcheck.org/video/video_contest.php

in alto trovate: join and donate -> Sul menu a scorrimento trovate poi: Become a member

Cliccate su quello e scegliete -> Standard membership –gratuita!

Compilate il breve trafiletto con nome, email, password etc

Vi  verrà inviata una mail con il nome account e password; comunque, se non avete tempo di aspettare, potete da subito andare a votare il video: l’account non è altro che la vostra  email e la password la scegliete voi nel compilare il trafiletto..

A questo punto potete votare il video musicale –Oulanga-  country: Comoros (è il quarto video in ordine..)

Grazie mille…

“During the 2008 International Year of the Reef (IYOR), help save reefs and share your creativity and culture with others by creating a video using the Year of the Reef Song. Reef Check Foundation (RCF) is running this contest with the goal of getting young people to learn more about the marine environment. In addition to having a lot of fun, you could win great prizes!

About This Contest: Three cash prizes will be awarded to the best group performances of the IYOR Song to help finance events or activities with an educational focus on the marine environment, such as a visit to a local aquarium, trip to the beach, acquisition of marine educational materials,etc.

This is an International Contest, free to enter, and groups from every part of the world are encouraged to participate. Participants must be part of a group (e.g. school, club, religious group, etc.). We will be looking for creative, original videos that reflect your culture and celebrate ocean conservation; technical video quality will not be judged.” (http://www.reefcheck.org/video/video_contest.php).

marta.mainini@amb-ire.com

 

 

Morbidamente letale.. marzo 27, 2009

 

Scrive il quotidiano britannico “The Guardian”: “la delicatezza delle morbide chiappe americane, che pretendono carta igienica extrasoffice e multistrato, sta causando più danni ambientali della passione per le auto, i fast food e le ville al mare”… più del 98% della carta igienica usata negli Stati Uniti proviene dalle foreste vergini.

Mentre nel mondo si lotta per salvare le foreste dal disboscamento, noi ci puliamo il sedere con gli alberi (Internazionale 787, 20 Marzo 2009).

Il problema risiede proprio nell’esigenza, pare prioritariamente americana, di utilizzare una carta igienica extra soffice.. Il bello è sapere che la produzione di carta igienica partendo da materiali riciclati, costerebbe grosso modo lo stesso, ma, purtroppo, solo la fibra ricavata da alberi vivi è responsabile di quella sensazione felpata.. Il problema dunque sta nelle priorità: preferiamo avere foreste vive, che ci consentano di respirare ossigeno e che preservino un minimo di biodiversità, o preferiamo dare retta ai gusti ricercati delle nostre parti basse?

Io una risposta l’avrei.. Mi verrebbe anche da dire.. se in America tutto è più grande..le strade sono immense, i grattacieli, persino i panini dei fast food, le porzioni di torta, le sequoie sono giganti.. se proprio tutto tutto è oversize.. ma quanti alberi dovranno ancora essere abbattuti?

Anche perché, se pur la problematica si presti ad ilarità, il fatto deve essere letto in tutta la sua gravità, come ricorda il New York Times: “il 25-50% della polpa usata per fare la carta igienica in America viene dagli alberi dell’America Latina e degli Stati Uniti. Il resto, dicono i gruppi ambientalisti, arriva soprattutto da vecchie foreste secondarie, fondamentali per l’assorbimento dell’anidride carbonica. Inoltre, parte della polpa arriva dalle ultime foreste vergini del Nordamerica, un habitat insostituibile per molte specie a rischio”.

E se quando perdiamo una foresta è come se andasse a fuoco un’antica biblioteca (Ba Amadou H.), piena di manoscritti sulla nostra storia, sulla nostra cultura, la nostra arte.. come possiamo permettere che ciò accada? Come possiamo pulirci con un albero di 200 anni? Sarebbe un po’ come pulirci con i Fiori del Male di Beaudelaire.. o ancora peggio.

Ed è così. Secondo Greenpeace, la Kimberly-Clark, azienda produttrice delle due famose marche Cottonelle e Scottex, ottiene il 22% della polpa dal taglio di alberi delle foreste boreali canadesi.

Alcuni di questi alberi hanno duecento anni (Internazionale 787, 20 Marzo 2009).

Cosa possiamo fare? Oltre a sperare nel buon senso delle nostre scelte di consumo quotidiano, è ora che i Governi prendano posizione seria e pratica rispetto alla tutela del patrimonio forestale: che stabiliscano una percentuale minima di fibre riciclate che le diverse marche di carta igienica devono contenere per poter essere commercializzate nei vari Paesi di competenza, per esempio (Graham Hill).

 

Greenpeace suggerisce una guida per trovare della buona carta igienica che non danneggi l’ambiente:

 http://www.greenpeace.org/usa/campaigns/forests/tissueguide

 

marta.mainini@amb-ire.com

 

 

La risposta di “Repubblica” alla Moratti marzo 24, 2009

Filed under: Expo 2015 — jacopo zurlo @ 9:51 pm
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Proprio ieri, forse in risposta al dibattito pubblico che ha visto protagonista Letizia Moratti, Repubblica ha pubblicato un articolo di Alberto Statera che dipinge con colori non proprio rosei l’attuale sviluppo di Expo. In tutto questo marasma di dati e di opinioni fortemente contrastanti mi risulta difficile prendere una posizione; proprio per questo motivo ho deciso di pubblicare l’articolo senza nessun commento.

jacopo.zurlo@amb-ire.com

Altro che “Grosse Koalition” all’ ombra della Madonnina, come scrisse il Financial Times quando Milano, regnante ancora per pochi giorni il governo Prodi, si aggiudicò la gara internazionale per l’ Esposizione universale del 2015. Un anno è passato da quel 31 marzo del 2008 e la litigiosissima “kleine koalition” di destra che governa la ex capitale morale e la Lombardia, adesso di conserva con il governo di Roma, la Madonnina la sta facendo lacrimare. Sono passati ingloriosamente dodici mesi tra risse politiche invereconde, diktat reciproci, nomine, dimissioni. E nulla di concreto si è ancora fatto per l’ Expo. Se non una girandola di poltrone. Non un mattone, non un centimetro d’ asfalto, non un metro di rotaia è stato posato, non un euro speso. Nulla si è mosso per le opere essenziali, tra gli scontri dei potentati politici ed economici, la caccia alle poltrone, la degenerazione dei progetti indotta dai signori degli appalti, gli appetiti crescenti nella colossale operazione immobiliare al tempo della crisi, che all’ ombra dei finanziamenti pubblici dovrebbe trasformare Milano in una città “verticale” da due milioni di abitanti. Il tutto sull’ onda montante dell’ “anticollettivismo” berlusconiano, che sui metri cubi vuole gli italiani “liberi tutti”, sognando un paese di poeti, navigatori e palazzinari. TANTO che, di fronte alle difficoltà politiche e finanziarie, è spuntato persino il partito provocatorio della rinuncia all’ Expo, di cui si è fatto primo portavoce l’ architetto Vittorio Gregotti, ricordando la saggia rinuncia di Mitterrand ai faraonici progetti per la celebrazione del bicentenario della rivoluzione francese nel 1989. Intanto, su uno dei tanti fronti milanesi, stravolgendo il programma fin qui accreditato, incede il partito del “Bucone”, il tunnel di 14 chilometri che dovrebbe collegare, traforando le viscere dell’ intera città, l’ area in cui sorgerà l’ Expo con l’ aeroporto di Linate. Costa, all’ ingrosso, 3 miliardi, lo vogliono adesso fortemente Roberto Formigoni e l’ assessore comunale ciellino Carlo Masseroli, quello che progetta grattacieli in ogni centimetro libero, dalle aree delle casermea quelle delle stazioni e dei binari ferroviari dismessi, per fare di Milano una piccola Londra con 2 milioni di abitanti. Oltre, naturalmente, alla Torno, società alquanto problematica titolare del progetto, di cui l’ italo argentino CarlosBulgheroni ha ceduto quote rilevanti all’ Abm Merchant, del finanziere Alberto Rigotti, basato in Lussemburgo, che se il Bucone si farà aspira alla gestione del passaggio a pagamento per sessanta o almeno quarant’ anni. E le due nuove linee del metrò, la quattro e la cinque? E le altre infrastrutture ? Letizia Moratti nicchia, dopo aver impiegato un anno per rinunciare al controllo della Società di gestione dell’ Expo attraverso il suo uomo, dopo scontri epocali con il ministro dell’ Economia Giulio Tremonti, con Formigoni, con la Lega, tutti impegnati non a metter giù rotaie e parcheggi ma, “culi sulle sedie”, come dice, chiedendo l’ anonimato, uno dei protagonisti di quest’ anno di operose lotte di potere nella destra meneghina. Già gli esordi furono cupi: non cosa, come e quando fare, ma chi doveva controllare il ben di dio di 12 miliardi pubblici da spendere, più un indotto stimato in 44 miliardi. Il sindaco, il presidente della regione, il presidente della Provincia, il ministro dell’ Economia, la Lega Nord, la famiglia La Russa, protesi di Salvatore Ligresti, Berlusconi stesso. O domineddio? La Moratti scelse come suo domineddio quel Paolo Glisenti che Vittorio Sgarbi, ex assessore alla Cultura milanese, ha definito «l’ elaborazione intellettuale del nulla». Detto “Pennacchione” quando a Roma faceva il giornalista, si era preparato il potere assoluto e uno stipendio da otto milioni di euro o giù di lì fino al 2015. Maè stato smascherato dalle truppe di Bossi: «Quando ci siamo seduti a un tavolo- ha confessato Dario Fruscio, presidente bossiano del collegio dei sindaci della società di gestione prima di dare le dimissioni da quell’ inferno – ho capito che di aziende lui capisce pocoo niente». Così Glisenti ha dovuto mollare. In vista del compimento del compromesso politico, faticosamente impostato in una cena ad Arcore che ha visto persino il “lider maximo” tirato per la giacca, ha dato le dimissioni dal consiglio d’ amministrazione pure l’ ex rettore della Bocconi Angelo Provasoli, in attesa di presiedere il collegio dei sindaci, e dell’ arrivo dei nuovi plenipotenziari, Leonardo Carioni, l’ uomo designato da Bossi, e Lucio Stanca, l’ ex ministro berlusconiano, del quale, per la verità, non si ricordano strabilianti performance al dicastero dell’ Innovazione, cui è riservato adesso il posto di amministratore delegato, con presidente Diana Bracco. Presidente anche dell’ Assolombarda, la più potente organizzazione territoriale della Confindustria, con quel che fin qui si è visto nessuno sembra aver niente da ridire sul fatto che gli interlocutori Il miraggio della Braccoa caccia di appalti miliardari saranno i suoi stessi soci confindustriali: Ligresti, Caltagirone, Impregilo, Astaldi, Pirelli RE, Risanamento, Cabassi, Gavio, Benetton. Un patente conflitto d’ interessi. Ma che volete che sia rispetto allo spettacolo degenere che si è dato al mondo dal 31 marzo dell’ anno scorso, quando quegli ingenui simpaticoni del Financial Times decretarono che sull’ Expo si era compattata un’ Italia bipartisan vogliosa di Grosse Koalition. Figurarsi, non ha resistito neanche la più modesta piccola coalizione di destra, berlusconiani, bossiani, formigoniani e partito trasversale degli affari. Un anno dopo, la nuova rete metropolitana, la grande via d’ acqua, la grande via di terra, i padiglioni internazionali, il grande ponte pedonale, i parcheggi sotterranei, le autostrade? Giacciono tutti i progetti, mentre l’ assessore Masseroli, testa di ponte formigoniana e per ovvia traslazione della potente Compagnia delle Opere, calcola la “perequazione delle volumetrie”, cioè, tentando di tradurre in italiano, le colate di cemento che più o meno potrà far scorrere nella “città verticale” da due milioni di abitanti, nella colossale operazione immobiliare della “Grande Milano”. Resta magari da spiegare chi verrà mai ad occupare tanti metri cubi svettanti verso la Madonnina con l’ esca degli investimenti dell’ Expo. Visto che a Milano ci sono già un milione e 640 mila appartamenti. Ma ottantamila sono desolatamente vuoti. Gli uffici sfitti non si contano. Come dire la desolazione in un’ area pari a trenta grattacieli Pirelli, secondo il calcolo dell’ architetto Stefano Boeri. Ma che ce ne importa se si attiva la leva finanziaria della banche per i costruttori? D’ altra parte, tra pochi mesi anche del Pirellone dovremo decidere che fare, visto che è quasi pronto il Formigone, il grattacielo di 167 metri che Roberto Formigoni ha fatto erigerea suo perenne ricordo per quando sarà chiamato ad ancora più alte responsabilità istituzionali. E probabilmente sarà inseguito da vicende giudiziarie, viste le inchieste che già si aprono sulla distrazione di denaro pubblico negli aggiornamenti in corso d’ opera. Trecentocinquanta giorni sono già passati in una storia ingloriosa di poltrone e di potere da quel 31 marzo 2008. Abbiamo assistito all’ iperfetazione policentrica dei poteri, in una logica di «investimento segmentale», privo di «un quadro di riferimento complessivo», come dice il professor Matteo Bolocan Goldstein, docente al Politecnico. Diciamo, per tradurre, il dipanarsi irresponsabile di una molteplicità di azioni in proprio svolte a spennare risorse pubbliche. Così siè perso un anno. Un tempo più che sufficiente alla ‘ ndrangheta per organizzarsi al banchetto dell’ Expo 2015, con accordi di spartizione che prevedono fette della torta a Cosa nostra e alla Camorra. «Gli interessi in gioco con Expo 2015-è scritto nell’ ultima relazione della Direzione nazionale antimafia- sono maggiori persino di quelli ipotizzabili dalla realizzazione del Ponte sullo stretto di Messina». Mille grattacieli invece di due piloni e un’ arcata sospesa. –

 

ALBERTO STATERA

 

 

 

Expo e dintorni: Milano e il Mondo marzo 23, 2009

logo_expo

Continua la serie delle conferenze sul tema Expo; oggi è stata la volta del dibattito pubblico che si è tenuto presso la sede dell’I. S. P. I. che ha visto protagonista il sindaco di Milano, Letizia Moratti.

Di seguito potete trovare un resoconto di quanto è stato detto.

D. Milano ha sempre manifestato un dislivello tra importanza economica e politica nello scenario mondiale. Pensa che sia possibile “sfruttare” l’evento Expo per far variare questa realtà?

R. Milano sta creando forti reti internazionali con numerose città per cercare di dare risposte a domande spinose che i governi nazionali non sono in grado di fornire. A scopo esemplificativo posso citarvi alcune delle reti cui Milano ha aderito:

I.C.LE.I. (organizzazione che ha come focus il tema ambientale)

Integrating cities ( rete che punta l’attenzione sull’impatto che l’integrazione razziale ha nelle città)

Inoltre Milano è la seconda città al mondo dopo New York per presenza di consolati.

Expo può essere uno strumento per aprire ulteriormente Milano al mondo.

Per Expo sono già attivi 485 progetti in oltre 90 Paesi, questi progetti dovranno essere portati a compimento nell’arco dei 7 anni che mancano al 2015.

Tra questi vi segnalo:

Nel Mali stiamo realizzando un’elevata dotazione di pannelli fotovoltaici, del costo di 3000 euro l’uno; questi pannelli consentono di dimezzare le morti delle madri in seguito ad un parto e di produrre energia elettrica utile ai professori per correggere i compiti nelle ore serali.

In Senegal stiamo realizzando piccoli orti urbani in collaborazione con la F.A.O. e stiamo pianificando un progetto basato sul microcredito.

Tutto questo è, a mio avviso, considerabile come patrimonio politico. Questo patrimonio ha reso possibile l’elezione di Milano: gli altri Paesi ci hanno votato perché siamo stati in grado di offrire e non di chiedere.

Questa nostra modalità di porci con gli altri Paesi ha reso possibile la creazione ad Incheon, la seconda città più grande della Corea del Sud, di un centro di eccellenza milanese. Qui nel luglio del 2009 verrà inaugurata dal Presidente della repubblica Italiana la Milano Design City: un centro di prestigio che ospiterà avamposti della Triennale, della Scala, dello I.E.D e del Politecnico.

D. Pensare ad Expo 2015 come alle precedenti esposizioni internazionali che ci sono state pare anacronistico. Nelle precedenti edizioni si è sempre puntato all’intrattenimento dei visitatori. Milano come si comporterà?

R. Expo sarà per Milano un processo di conoscenza e non di cementificazione, vogliamo distinguerci per il nostro software e non per l’hardware. Il nostro landmark sarà un centro di sviluppo sostenibile e non un elemento che non potrà più essere fruito nel tempo. In tre parole Expo sarà relazioni, reti e conoscenza.

D. Il consenso per Milano è venuto più da Paesi in via di sviluppo che da quelli europei. Come possiamo conservare questo patrimonio?

R. Il modo migliore per mantenere questo patrimonio è far si che i progetti attualmente in programma vengano realizzati, portati a termine e presentati durante Expo.

D. Cosa state facendo per far conoscere Expo in Italia?

R. C’è un lavoro profondo per far sentire Expo come un evento milanese. In questo anno si è lavorato molto al di fuori di Milano e al di fuori dall’Italia. Da poco abbiamo iniziato a concentrarci anche sul suolo nazionale firmando accordi con 20 città italiane.

Rispetto al lavoro fatto a livello internazionale siamo in ritardo nella parte nazionale.

Expo, con il tema dell’alimentazione, è ideale per una città come Milano che è il secondo distretto agricolo d’Italia.

L’obiettivo è quindi quello di valorizzare la nostra identità attuale perché questo ci aiuterà a capire l’identità degli altri.

D. Prevedete di inserire una parte sul vostro sito internet che dia la possibilità ai piccoli imprenditori di realizzare progetti in vista di Expo?

R. Siamo in una fase ancora embrionale, il sito internet sarà rivisto e ampliato e con esso saranno allacciati anche forti rapporti con le maggiori associazioni di categoria che rappresentano il mondo delle piccole e medie imprese.

D. Prevedete qualche strumento per far fronte al rischio mafia nella realizzazione delle opere pubbliche?

R. Il tema della sicurezza negli appalti esiste. Il prefetto ha bocciato la commissione antimafia che il consiglio comunale aveva previsto perché ritenuta al di sopra dei poteri del consiglio comunale stesso.

Per ovviare a questa mancanza prevediamo di selezionare accuratamente le persone che avranno a che fare con i bandi pubblici; i bandi stessi saranno trasparenti e io chiederò ai ministri competenti di aiutarmi a vigilare.

D. Sono previsti 200ha di nuove infrastrutture. Serviranno solo per l’esposizione e poi saranno abbandonate? Perché costruire tutto in un unico punto della città?

R. I dati che lei riferisce non mi risultano esatti. Noi prevediamo 50ha di padiglioni nuovi, accanto alla nuova fiera, e 50ha a verde. Si costruisce tutto in un unico punto perché il F.B.E. (Federal Bureau Exposition) ha posto come vincolo che il sito dell’esposizione internazionale si trovasse tutto in un’unica area; se non avessimo accettato non avremmo potuto ospitare l’evento. Inoltre ci tengo a sottolineare che i progetti per le infrastrutture che andremo a costruire saranno realizzati da architetti con un’attenzione particolare all’ambiente.

D. Come verrà utilizzato il volontariato?

R. Il volontariato sarà un elemento fondamentale per Expo. Stiamo lavorando con molte O.N.G. e prevediamo la presenza di circa 30mila volontari durante i 6 mesi dell’esposizione.

jacopo.zurlo@amb-ire.com

 

Il Presidente Ceco marzo 18, 2009

Filed under: Attualità,Comunicazione ambientale,Libri — marta mainini @ 7:01 pm

 

Vaclav Klaus, Presidente della Repubblica Ceca e Presidente di turno dell’Ue, ha presentato lunedì 16 marzo a Milano il suo ultimo saggio: “Pianeta blu, non verde”, nel quale attacca la “propaganda ecologista” del Nobel Al Gore  (Dario Fertilio, Corriere della Sera). Il giornalista appena citato prosegue descrivendo lo scritto di Vaclav, tutto teso a smontare pezzo per pezzo la teoria dell’ecologismo, “sprezzante nei confronti del presunto effetto serra, irto di diagrammi e statistiche da sbattere in faccia ai catastrofisti dell’Sos ambientale, ai retori del pianeta in pericolo..” Ma quale pericolo stiamo davvero correndo? A detta  del Presidente, nessuno.

Anzi, viene avanzata una critica alle politiche di riduzione di CO2 predisposte dall’Europa e dall’Onu: “È la libertà ad essere minacciata. Il clima sta bene (..). In nome di questa ipotesi e dell’affermazione allarmata di un’imminente catastrofe sono accettate norme che significano un’oppressione della libertà umana e dello sviluppo finora sconosciute”.

Nessun problema quindi per l’inquinamento, per l’innalzamento delle temperature, per l’intensificarsi di fenomeni naturali estremi, nessuna preoccupazione per lo scioglimento dei ghiacciai, per l’innalzamento dei mari.. Quindi, oltre a non riconoscere il ruolo che rivestono le attività antropiche nel determinare molti di questi fattori, il Presidente ceco pone anche il dubbio sulla reale negatività di alcuni di questi elementi, sempre ovviamente che esistano.

Se è pur vero, come ricorda lo stesso Vaclav, che la “risorsa ultima”, cioè l’uomo, è sempre stata in grado, fino ad ora, di escogitare nuove formule e nuove strategie per far fronte ai problemi giunti al suo cospetto, bisognerà pur riflettere sulla mancata onnipotenza dell’uomo. È vero che gli scienziati sono molto fiduciosi sulle capacità dell’uomo di sostituirsi alla natura.. ma se possiamo beneficiare dei servizi ecosistemici in modo salutare  e gratuito, perché non dovremmo impegnarci nel preservarli e tutelarli? Perché mai dovremmo distruggere gli elementi naturali e poi spendere miliardi e miliardi per ricoprire artificialmente le stesse funzioni, ammesso sempre che ciò sia possibile..

E poi scusi, Presidente Klaus, ma se lei avesse una casa bellissima, ricca di cose preziose, confortevole ed accogliente, acconsentirebbe a distruggerla solo perché confida nella capacità dell’uomo di ricostruirla senza troppi problemi? Ad esempio, ricostruendo la sua bella casa con un piano in più?

A me non quadra..

Tutto ciò che esiste sul Pianeta Terra, forse, non è rimpiazzabile così facilmente.  Non è questione di allarmismi, terrorismo ambientale o altro, si tratta semplicemente di avere cura delle risorse di cui disponiamo, dell’ambiente in cui viviamo, di noi stessi, del nostro futuro. Se proprio non credete ai cambiamenti climatici e ai problemi ecologici connessi alle attività antropiche, almeno abbiate cura della vostra famiglia, dei vostri amici, della vostra salute, preoccupatevi di vivere in un ambiente sano. E non mi venite a dire, adesso, che l’inquinamento fa bene, oltre che al clima, anche ai polmoni, per favore.

marta.mainini@amb-ire.com