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Più faraoni o più lavoratori? marzo 5, 2009

 

Lo scorso 26 febbraio il Ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli ha annunciato che, con tutta probabilità, il Ponte sullo Stretto di Messina verrà messo in cantiere già nel 2009. A questa notizia il Presidente delle Ferrovie dello Stato Innocenzo Cipolletta ha ribadito: “se fossi Ministro dei Trasporti migliorerei prima i collegamenti tra Salerno e Reggio Calabria”.

Come sempre, cerchiamo di affrontare le cose in maniera logica, quasi apolitica (non è una battuta). Mi piacerebbe riflettere su come possa un’opera così colossalmente impegnativa e costosa andare a migliorare la circolazione del Sud Italia, non dimenticando inoltre quanto sostenuto dall’ingegnere Remo Calzone (e non solo), secondo il quale l’attuale progetto del Ponte sarebbe inadeguato perché troppo costoso e soggetto alla forza del vento.

Ma se pure volessimo ignorare le problematiche ambientali connesse a questo progetto, esistono anche conseguenze sociali e pratiche: lo stato attuale del trasporto pubblico in Italia fa acqua da tutte le parti, non solo al Sud: treni soppressi, ritardi giornalieri, vagoni sporchi al limite della decenza, poca sicurezza sui treni stessi, nelle stazioni, prezzi dei biglietti a volte ingiustificati.. Ma non si potrebbe investire parte di questi 6 miliardi di euro (tenendo conto della cifra indicata al momento come costo per l’opera, senza contare eventuali ritardi nella realizzazioni, costi extra, interventi  necessari non previsti dall’inizio) nel miglioramento dei mezzi pubblici, o per lo meno nel rinnovamento di quel tessuto stradale ed autostradale così debole e frammentato quale è quello siciliano e del Sud Italia  in generale?

Quali strutture stradali accoglieranno le migliaia di macchine e camion portati felicemente in Sicilia dal Ponte sullo Stretto?

Vorrei concludere ricordando la replica di Edoardo Zanchini, responsabile Infrastrutture  e mobilità di Legambiente: “La crisi economica sta colpendo pesantemente settori basilari come la sanità e il welfare. Piovono tagli in tutti gli ambiti. Non ci sono soldi per i cassintegrati né si riesce ad assicurare un servizio efficiente e dignitoso per i milioni di pendolari che ogni giorno utilizzano treni locali e mezzi pubblici, eppure il governo annuncia l’apertura dei cantieri per il Ponte sullo Stretto: un’opera dal costo di circa 6 miliardi di euro.. Sarebbe interessante capire con quali finanziamenti si vorrebbe portare avanti un’opera inutilmente faraonica che nel periodo della crisi delle banche rischierebbe solo di trasformarsi in un cantiere infinito, lontanissimo dalle aspettative di chi vede nelle grandi opere la soluzione per migliorare mobilità ed efficienza. Il governo pensi piuttosto alle necessarie opere di messa in sicurezza delle infrastrutture esistenti in un Paese ormai al limite della gestibilità”.

Non lo so, ho un po’ paura che questo progetto diventi l’opera colossale di qualche faraone, voluta da pochi eletti, costruita con i soldi e il sacrificio di milioni di persone.

 

Voi come vi sentite, più faraoni o più lavoratori?

marta.mainini@amb-ire.com

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One Response to “Più faraoni o più lavoratori?”

  1. […] E poi non è per vantarsi, ma prima di Napolitano, lo scorso 5 marzo, scrivevo questo articolo: https://ambire.wordpress.com/2009/03/05/piu-faraoni-o-piu-lavoratori/ […]


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