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I pirati dei bidoni maggio 15, 2009

Filed under: ambiente,Attualità,Comunicazione ambientale — marta mainini @ 9:26 am

Come già anticipavo nell’articolo “I pirati mattacchioni..”, la situazione in cui giace la Somalia è più intricata di quanto io e voi, probabilmente, possiamo immaginare; non per questo, comunque, dobbiamo evitare di attingere informazioni da coloro (solo per citarne alcuni: Barbara Carazzolo, Alberto Chiara e Luciano Scalettari, unitamente a Francesco Carcano (Tv svizzera italiana), Davide Demichelis (giornalista freelance), Andrea Di Stefano (gruppo Espresso-Repubblica), Angelo Ferrari (attualmente all’Agi), Giancarlo Fortunato (fotoreporter) e Raffaele Masto (Radio Popolare)) che hanno affrontato queste problematiche da vicino, ad esempio sollevando la grave, eventuale, connessione tra questa libertà di scarico di rifiuti pericolosi in acque somale e la disponibilità di armi dei signori della guerra somala…

Vorrei proporvi una riflessione di Massimo A. Alberizzi:
“Da tempo la Somalia viene indicata come una delle possibili destinazioni di scorie avvelenate. Il Paese dalla fine del 1990 è in uno stato perenne di guerra civile, in mano a bande armate, sempre in lite tra loro, che controllano fette di territorio più o meno grandi. E’ difficile muoversi e viaggiare: il rischio di essere attaccati è continuo. «Voci insistenti parlano di navi che scaricano rifiuti davanti alle coste somale – dicono dalla sede distaccata dell’Unep a Ginevra – ma nessuno è mai andato a verificare, anche se sappiamo che si rischia una catastrofe ambientale di proporzioni enormi».
Con gli uffici dell’Unep al quartier generale di Nairobi, è impossibile parlare, frasi smozzicate, brevi commenti più improntati sul «non sappiamo niente, investigheremo». Impossibile avere un appuntamento, farsi dare un documento. Ma da Ginevra, un funzionario, che chiede con insistenza di restare anonimo, commenta: «Sappiamo perfettamente che ormai il traffico dei rifiuti tossici è in mano al crimine organizzato. Lo smaltimento a regola d’arte nei Paesi occidentali costa 250 dollari a tonnellata, in Somalia solo 2,5 dollari. Si può immaginare l’ingente guadagno che c’è dietro questo business. Sappiamo di navi che arrivano davanti alle pescosissime coste del Corno d’Africa e scaricano di tutto. I contenitori che si incagliano sulla costa sono una minima parte di quelli che giacciono in fondo al mare. Il pericolo è soprattutto lì. E non si tratta solo di materiale tossico, ma anche di rifiuti radioattivi, quelli delle centrali nucleari, ma anche quelli più semplici degli ospedali».
Ma com’è che materiale così pericoloso cade in mano mano al crimine organizzato? «Elementare – spiega l’uomo dell’Unep -. Non esistono controlli. Molte società di smaltimento non sono altro che semplici intermediari che a loro volta consegnano il materiale da eliminare ad altre compagnie senza scrupoli. Queste si procurano il certificato di messa a dimora a regola d’arte da governi corrotti, fantasma o inesistenti, come quello della Somalia, un Paese dove regna l’anarchia da 14 anni e ci sono ben sette presidenti autoproclamati. E’ un gioco da ragazzi e i guadagni sono enormi. Quando i container e le cisterne, logorati e corrosi, si sfasceranno e rovesceranno nel mare somalo il loro micidiale contenuto, sarà la catastrofe. Occorre intervenire prima, ma forse è già troppo tardi” (4 maggio 2004, Massimo A. Alberizzi, http://www.ilcorriere.it).

Questi pirati somali saranno pure, forse, criminali, ma credo siano in buona compagnia.

marta.mainini@amb-ire.com

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