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La chiamavano partecipazione…. e il bosco della Besozza se ne va giugno 28, 2009

Filed under: aree naturali,aree urbane — jacopo zurlo @ 12:44 pm

Struttura oggetto del bando

E’ possibile al giorno d’oggi capire da che parte stare? E’ possibile individuare con precisione quello che è il giusto e quello che invece non lo è?

Un tempo le favole servivano ad insegnare ai bambini che esisteva il male e che il male era rappresentato da streghe brutte e cattive, facili da individuare con la loro gobba e il loro naso bitorzoluto. Oggi i cattivi dei cartoni animati sanno essere simpatici, belli e forse anche ammirabili. Oggi, forse, non è più così semplice riconoscere i cattivi (in senso figurato), distinguere il bene dal male, capire da che parte stare, decidere per cosa vale la pena combattere, partecipare…..

“C’era una volta un piccolo borgo chiamato Limito di Pioltello, qui i bambini giocavano in un piccolo parchetto, i cani correvano solamente lungo i marciapiedi e le coppie di innamorati facevano passeggiate romantiche sul ciglio di strade statali. In questo piccolo borgo i funghi non esistevano e l’unica cosa che cresceva alla loro velocità erano i palazzi, i capannoni industriali e i centri commerciali.

Improvvisamente, il 27 marzo del lontano 1987, una delle pochissime aree non ancora costruite, di proprietà della società Edilnord, venne resa edificabile. Fortunatamente la popolazione insorse dando inizio ad un’aspra battaglia conclusasi il 26 gennaio del 2001 con uno storico accordo: venne autorizzata la costruzione di 400mila mq di case contro i 900 mila previsti inizialmente e un’area di 37 ha venne regalata alla popolazione di Limito di Pioltello.

Dopo alcuni giorni di feste e balli la popolazione iniziò a pensare ad altro e nessuno più parlò dell’argomento, nessuno pensò a cosa potesse servire l’area appena acquisita dai limitesi. I governanti del borgo presero allora in mano la situazione e, aimhè, senza cercare di coinvolgere la popolazione, il 26 aprile del 2006 inaugurarono “il bosco della Besozza”. Finalmente a Limito erano tornati i prati, gli alberi, gli uccellini, le rane, i fiori e l’aria pulita! Qui gli amanti potevano camminare mano nella mano, i bambini giocare a pallone, i cani correre liberi! Che bello! Che magnifico sogno…….”

l’Amministrazione Comunale, la precedente a quella del sindaco Concas, sbagliò nel non includere la popolazione, o nell’includerla solo parzialmente, nella progettazione del bosco. Il risultato attuale è un’area di notevole valore ambientale che non è mai stata consegnata alla popolazione: ai limitesi non è mai stato spiegato il vero valore di ciò che è stato creato per loro e grazie a loro.

Mercoledì 3 giugno 2009 è stato pubblicato sul sito internet del Comune di Pioltello il Bando di gara per concessione in uso area di verde pubblico denominata “Cascina Besozza” (scadenza ore 12 e 45 del 26/06/2009). In questo bando viene messa in gara la gestione dell’edificato di nuova costruzione: tettoia, bar e barbecue. Menomale direte voi! Finalmente il Comune si è mosso per iniziare a far vivere il bosco, per far sì che quest’area venga finalmente consegnata ai cittadini….. Ne siamo sicuri?

Molti elementi di questo bando sono quantomeno “oscuri”:

·       Perché, ancora una volta, non è stata coinvolta la popolazione?

·       Perché il bando è stato pubblicato solamente sul sito internet del Comune di Pioltello ( e neppure in home-page)?

·       Perché i tempi di presentazione di eventuali progetti sono così ristretti?

Ho moltissime altre perplessità e, per fortuna, non sono l’unico: il comitato di quartiere di Limito di Pioltello ha scritto una lettera all’amministrazione comunale chiedendo spiegazioni. Leggetela qui.

Limitesi forse è giunto il momento di svegliarsi dal sogno, forse è ora di capire che per l’ultimo fazzoletto di territorio non edificato che rimane vale la pena combattere.

jacopo.zurlo@amb-ire.com

 

Siamo tutti barboni giugno 23, 2009

 

A parte tutte le questioni politiche, sociali ed ambientali intorno alla costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina (che pure non son poche) io mi chiedo una cosa semplice: perché un qualsiasi giovane italiano, laureato o diplomato, per ottenere un buon lavoro sia costretto a fare mille colloqui, presentare un curriculum vitae dettagliato, con esami sostenuti, voti eccellenti, lavori passati con ottime referenze… mentre una società come Impregilo, con il pessimo curriculum che si ritrova, si aggiudica senza troppo clamore i lavori per il Ponte? Ma come è possibile?

Anche perché il Ponte, già nel caso in cui venisse realizzato in modo impeccabile, comporterebbe delle conseguenze ambientali e sociali immense; se poi dobbiamo fare i conti con le solite costruzioni all’italiana, le possibili infiltrazioni mafiose, il tentativo di risparmio utilizzando materiali scadenti e saltando qualche controllo…  cosa ci ritroveremo fra qualche anno? La mia paura è proprio quella di trovare un territorio deturpato e milioni di euro buttati per niente, mentre avrebbero potuto essere investiti in qualcosa di più utile.

Ma con un curriculum così, come ha fatto Impregilo ad aggiudicarsi l’appalto? E’ come se a scuola uno dei peggiori studenti della classe vincesse l’esosa borsa di studio tanto agognata e i “poveri”, meritevoli studenti, che hanno rispettato i termini di studio e superato brillantemente gli esami rimanessero a guardare.

Per esser più chiara, Impregilo è la stessa società responsabile delle case di sabbia in Abruzzo, dell’ammodernamento dell’autostrada Salerno-Regio Calabria (eterna incompiuta)… “Su Impregilo pesano le ombre dell’inchiesta giudiziaria aperta a Monza per falso in bilancio, false comunicazioni sociali ed aggiotaggio. (..) Impregilo, nonostante la gara per il Ponte sullo Stretto, i megappalti per l’ammodernamento della Salerno-Reggio Calabria, il Passante di Mestre e il sistema Mose a Venezia, attraversa una forte crisi e risulta fortemente indebitata con alcuni dei maggiori gruppi bancari i quali, per il tortuoso sistema tutto italiano degli incroci azionari, si trovano a detenere rilevanti quote della società di cui sono creditrici” (A.Mangano e A. Mazzeo, Il Mostro sullo Stretto, Sicilia Punto L, www.terrelibere.org).

E per dirla tutta “Impregilo è il colosso italiano (…) che dalla Colombia al Guatemala, dalla Nigeria al Kurdistan, dal Lesotho all’Islanda, ha firmato megaopere devastanti dal punto di vista ambientale  e sociale (A. Mazzeo, Impregilo. I crimini del capitalismo italiano nel mondo, www.terrelibere.it/impregilo.htm).

Perché questa volta dovrebbe essere diverso? Perché con il Ponte dovrebbe andar meglio?

Come credete sia possibile che sia di nuovo Impregilo ad occuparsi dell’ennesimo gigante mangia soldi?

Rimanendo impassibili di fronte a queste assurdità stiamo diventando tutti barboni. 

Non facciamo altro che dormire sotto al Ponte.

marta.mainini@amb-ire.com 

 

SISAS: la bonifica la pagano i cittadini. Lo sapevate? giugno 17, 2009

Filed under: Bonifica — jacopo zurlo @ 9:25 pm

Immagine di Alberto Strada - Capannone abbandonato-

Immagine di Alberto Strada – Capannone abbandonato-

Tempo fa vi avevo parlato della bonifica S.I.S.A.S (qui potete trovare l’articolo).

Il caso era tornato nuovamente alle cronache in seguito alla proposta di Giorgio Fallini -assesore all’ambiente del Comune di Pioltello- di tappezzare l’area dell’ex polo chimico con pannelli fotovoltaici; i soldi ricavati dalla vendita dell’energia elettrica sarebbero poi serviti per guadagnare il capitale necessario alla bonifica.

La proposta di Fallini nasceva dall’inadempienza del gruppo Zunino nella bonifca (il gruppo aveva firmato il 22 dicembre del 2007 un accordo di programma in cui si impegnava a bonifciare l’area in cambio del permesso di realizzarvici un centro commerciale).

Ad oggi l’idea di Fallini è rimasta solo un’idea e l’area non è ancora stata bonificata.

Il risultato è che il 26 giugno L’italia dovrà pagare al’Unione Europea un multa molto salata.

Tutto qui direte voi? No! L’11 giugno scorso la giunta della Regione Lombardia ha approvato una delibera che garantisce un contributo economico, elargito attingendo dalle tasche dei cittadini, al gruppo Zunino.

Il Consigliere Carlo Monguizzi ha analizzato, con tanto di cifre e percentuali, la situazione nel suo blog: vi consiglio caldamente una attenta lettura.

Per chiudere il cerchio, e per provare a capirne qualcosa in più, l’ex Sindaco di Piolello Mario de Gasperi ha provato a spiegare il lucroso mercato che sta alle spalle delle bonifche. Come fanno le bonifche ad essere così strettamente legate al mercato immobiliare? Perchè le società immobiliari acquistano società specializzate nelle bonifche? Qui le risposte di De Gasperi.

Credo che valga la pena di approfondire questo argomento, magari con un report, magari con una serie di incontri tematici.

Voi cosa ne pensate?

jacopo.zurlo@amb-ire.com

 

Il Ponte ci sta stretto? giugno 11, 2009

 

Estratto dall’articolo di Antonello Mangano “Ponte sullo Stretto, ricomincia la farsa”.

 “L’intervento pubblico per il Ponte coprirà una piccola parte della spesa, per il resto si aspettano gli improbabili fondi dei privati. Continuano gli sprechi a base di studi, tangenziali e opere inutili. Gli espropri sono iniziati e coinvolgono il tesoriere di Berlusconi e 100 cittadini che hanno già fatto ricorso al TAR. Intanto l`A3 (tratto del corridoio Palermo – Berlino che sta alla base dell’ideologia del Ponte) è una eterna incompiuta dove dominano le ‘ndrine, le frane, gli incidenti. Anas, Impregilo e Condotte sono coloro che hanno fallito nell’autostrada e che ora si propongono per il Ponte”(…). 

“Riusciranno le ditte e l’ente pubblico incapaci di portare a termine un banale ammodernamento autostradale a realizzare l’opera ingegneristica più complessa al mondo? Riusciranno gli stessi soggetti, che pochi chilometri più a nord hanno stretto imbarazzanti patti con la ‘ndrangheta (oggetto di quattro inchieste giudiziarie, l’ultima delle quali risale a pochi giorni fa) a diventare impermeabili alle famose “infiltrazioni” criminali?

E’ questo uno degli argomenti più interessanti della vicenda Ponte, stranamente esclusa dalle dichiarazioni dei protagonisti che di mafia parlano solo come ipotesi futuribile e non come fenomeno in essere. Il solito Ciucci ha pronta la soluzione: “I cantieri del Ponte saranno controllati con i badge per registrare le presenze e con rilevamenti satellitari che consentiranno di sapere dove sono i mezzi, di chi sono e cosa vanno a caricare e scaricare”. Tra l’altro, era una soluzione già proposta ed in parte avviata all’apertura dei cantieri dell’A3. Anche se sull’argomento tace, l’Anas ha appena affrontato questi problemi, come del resto Impregilo e Condotte (a cui qualche mese fa fu revocata e poi riassegnata la certificazione antimafia): le due società hanno gestito il macro-lotto che coincide con il tratto reggino dell’autostrada.

I risultati sono stati disastrosi: colpite dall’arroganza delle ‘ndrine, le ditte hanno minacciato di andar via, ma solo dopo i procedimenti giudiziari che dimostravano la presenza delle organizzazioni criminali nei cantieri. Le opere procedono da anni ad un ritmo estenuante. Numerosi gli incidenti, l’ultimo dei quali è avvenuto il 12 marzo, col terribile bilancio di 2 morti e 9 feriti. A causa delle forti piogge dell’inverno l’intera regione è rimasta pressoché isolata da frane e smottamenti, una delle quali ha causato una strage all’altezza dello svincolo di Altilia Grimaldi: un pezzo di collina si stacca da un’altezza di sessanta metri, diecimila metri cubi di detriti, massi e fango che si riversano sull’autostrada sottostante e travolgono un furgone in transito, provocando due morti e cinque feriti”.

(Ponte sullo Stretto, ricomincia la farsa. Antonello Mangano, 21 marzo 2009, www.terrelibere.org)

 

marta.mainini@amb-ire.com

 

Shell we die? giugno 10, 2009

Le cose, come spesso accade, sono confuse e complesse. ll riassunto, forse indegno, ma utile, è questo: nel 1995 lo scrittore nigeriano ecologista Ken Saro Wiwa, con l’aiuto di diversi attivisti, riuscì a far interrompere le attività della Shell nel Sud della Nigeria, ritenute causa di pesanti inquinamenti in molte zone della regione africana.
Nel 1995 Saro Wiwa e alcuni attivisti furono impiccati. Il figlio dello scrittore ecologista e altre vittime dell’ex regime militare nigeriano denunciarono la complicità di Shell con il governo di allora e per far luce sull’accaduto si rivolsero alla giustizia americana.

Ad oggi, correndo l’anno 2009, dopo numerose udienze, Shell ha accettato di pagare 15,5 milioni di dollari per porre fine al contenzioso. Malcolm Brinded, direttore esecutivo della Shell per l’esplorazione e la produzione, ha affermato: “Shell ha sempre sostenuto che le accuse erano false”. Il discorso, se ho capito bene, sarebbe: noi non abbiamo partecipato né appoggiato alcuna violenza, siamo andati in tribunale per difendere il nostro nome, comunque gli attriti dovevano finire per il bene della popolazione nigeriana.
Non si capirà mai di fatto per mano di chi, certo è che sono morte delle persone che lottavano per le proprie convinzioni, che credevano fosse un dovere tutelare il proprio ambiente di vita, mantenere sani gli ecosistemi naturali da cui dipendono intere popolazioni. E certo è anche che le estrazioni di petrolio o altro materiale nei paesi in via di sviluppo non vanno a migliorare la situazione delle comunità locali, deturpando e contaminando l’ambiente. Non dimentichiamoci infatti che lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali di un territorio è una delle maggiori cause di perdita di biodiversità ecosistemica, biologica e culturale. Il minimo che si possa fare è ricordare persone che hanno perso la vita per cambiare le cose e continuare a denunciare qualora le cose non vadano nel verso giusto.

Se non avete mai visto il film-documentario “l’Incubo di Darwin”, forse è ora di darci un occhio: “un virulento Pamphlet sulle colpe dell’Occidente e le guerre invisibili del continente nero” (Fabio Ferzetti, Il Messaggero).
Fatemi sapere cosa ne pensate dopo la visione.

marta.mainini@amb-ire.com

 

Amb-Ire a poliradio!!!! giugno 9, 2009

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Cari lettori del nostro blog è con notevole piacere ed orgoglio che vi segnalo la nostra presenza mercoledì 10 giugno alle ore 18.00 a poliradio, la radio creata e curata dagli studenti del politecnico di Milano.

Se vorrete ascoltarci potrete farlo direttamente in streaming cliccando qui.

Mi raccomando: non mancate!!!!