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Il Ponte ci sta stretto? giugno 11, 2009

 

Estratto dall’articolo di Antonello Mangano “Ponte sullo Stretto, ricomincia la farsa”.

 “L’intervento pubblico per il Ponte coprirà una piccola parte della spesa, per il resto si aspettano gli improbabili fondi dei privati. Continuano gli sprechi a base di studi, tangenziali e opere inutili. Gli espropri sono iniziati e coinvolgono il tesoriere di Berlusconi e 100 cittadini che hanno già fatto ricorso al TAR. Intanto l`A3 (tratto del corridoio Palermo – Berlino che sta alla base dell’ideologia del Ponte) è una eterna incompiuta dove dominano le ‘ndrine, le frane, gli incidenti. Anas, Impregilo e Condotte sono coloro che hanno fallito nell’autostrada e che ora si propongono per il Ponte”(…). 

“Riusciranno le ditte e l’ente pubblico incapaci di portare a termine un banale ammodernamento autostradale a realizzare l’opera ingegneristica più complessa al mondo? Riusciranno gli stessi soggetti, che pochi chilometri più a nord hanno stretto imbarazzanti patti con la ‘ndrangheta (oggetto di quattro inchieste giudiziarie, l’ultima delle quali risale a pochi giorni fa) a diventare impermeabili alle famose “infiltrazioni” criminali?

E’ questo uno degli argomenti più interessanti della vicenda Ponte, stranamente esclusa dalle dichiarazioni dei protagonisti che di mafia parlano solo come ipotesi futuribile e non come fenomeno in essere. Il solito Ciucci ha pronta la soluzione: “I cantieri del Ponte saranno controllati con i badge per registrare le presenze e con rilevamenti satellitari che consentiranno di sapere dove sono i mezzi, di chi sono e cosa vanno a caricare e scaricare”. Tra l’altro, era una soluzione già proposta ed in parte avviata all’apertura dei cantieri dell’A3. Anche se sull’argomento tace, l’Anas ha appena affrontato questi problemi, come del resto Impregilo e Condotte (a cui qualche mese fa fu revocata e poi riassegnata la certificazione antimafia): le due società hanno gestito il macro-lotto che coincide con il tratto reggino dell’autostrada.

I risultati sono stati disastrosi: colpite dall’arroganza delle ‘ndrine, le ditte hanno minacciato di andar via, ma solo dopo i procedimenti giudiziari che dimostravano la presenza delle organizzazioni criminali nei cantieri. Le opere procedono da anni ad un ritmo estenuante. Numerosi gli incidenti, l’ultimo dei quali è avvenuto il 12 marzo, col terribile bilancio di 2 morti e 9 feriti. A causa delle forti piogge dell’inverno l’intera regione è rimasta pressoché isolata da frane e smottamenti, una delle quali ha causato una strage all’altezza dello svincolo di Altilia Grimaldi: un pezzo di collina si stacca da un’altezza di sessanta metri, diecimila metri cubi di detriti, massi e fango che si riversano sull’autostrada sottostante e travolgono un furgone in transito, provocando due morti e cinque feriti”.

(Ponte sullo Stretto, ricomincia la farsa. Antonello Mangano, 21 marzo 2009, www.terrelibere.org)

 

marta.mainini@amb-ire.com

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