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Aria grama a Milano dicembre 2, 2009

Avviso di garanzia per Il Presidente Formigoni e il sindaco Letizia Moratti

Il Presidente si presenta alla conferenza stampa ridendo quasi, divertito:

“Avrei dunque violato – ha proseguito Formigoni – questo articolo che sanziona, cito testualmente, ‘chiunque getta o versa, in un luogo di pubblico transito o in un luogo privato ma di comune o di altrui uso, cose atte a offendere o imbrattare o molestare persone, ovvero, nei casi non consentiti dalla legge, provoca emissioni di gas, di vapori o di fumo, atti a cagionare tali effetti”.

Fa sempre piacere notare come i politici italiani prendano a cuore le tematiche ambientali: in questo caso il Pubblico Ministero ha ritenuto urgente intervenire non perché il Presidente lanciava per aria un innocuo foglietto di carta, ma piuttosto perché si rende responsabile del mancato adempimento delle norme sull’inquinamento dell’aria.

In Italia il Decreto Ministeriale del 2 aprile 2002, che recepisce la direttiva europea 1999/30/CE, prevede un preciso obbligo: la quantità di PM10 in atmosfera deve essere massimo pari a 50µg/m³. Si può tollerare uno sforamento di tale vincolo per “soli” 35 giorni all’ anno.

Ovviamente Milano, come altre città del resto, sfora usualmente di più di 150 giorni all’anno, giorni quindi in cui i cittadini sono obbligati a respirare un’aria altamente pericolosa, poiché colma di particolato sottile la cui presenza in tali quantità è vietata dall’Europa proprio per la salute dei cittadini.

Quindi, caro Formigoni, mi spiega cosa c’è da ridere su questo avviso di garanzia? Potrà pure prendere la scusa della campagna elettorale, e dei dispetti politici, ma i risultati non cambiano. Milano è nella norma? NO. Quindi non c’è niente da ridere. E non mi interessa sentire i soliti discorsi su Ecopass, politiche ambientali portate avanti dal Comune, dal Sindaco Moratti, o da altri..  E’ l’ora dei risultati.

Se io vado al lavoro e non produco nulla, mi lasciano a casa. Facciamo in modo di ridurre l’inquinamento dell’aria. Non mi importa nulla del suo avviso di garanzia e del suo valore politico. A me interessa il significato: Milano non è a norma, non è efficiente, non è sana.

Come ci prepariamo alla Expo 2015 –Feeding the Planet?

Non so se il Pianeta mangia PM10.. non credo.

marta.mainini@amb-ire.com

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La risposta di “Repubblica” alla Moratti marzo 24, 2009

Filed under: Expo 2015 — jacopo zurlo @ 9:51 pm
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Proprio ieri, forse in risposta al dibattito pubblico che ha visto protagonista Letizia Moratti, Repubblica ha pubblicato un articolo di Alberto Statera che dipinge con colori non proprio rosei l’attuale sviluppo di Expo. In tutto questo marasma di dati e di opinioni fortemente contrastanti mi risulta difficile prendere una posizione; proprio per questo motivo ho deciso di pubblicare l’articolo senza nessun commento.

jacopo.zurlo@amb-ire.com

Altro che “Grosse Koalition” all’ ombra della Madonnina, come scrisse il Financial Times quando Milano, regnante ancora per pochi giorni il governo Prodi, si aggiudicò la gara internazionale per l’ Esposizione universale del 2015. Un anno è passato da quel 31 marzo del 2008 e la litigiosissima “kleine koalition” di destra che governa la ex capitale morale e la Lombardia, adesso di conserva con il governo di Roma, la Madonnina la sta facendo lacrimare. Sono passati ingloriosamente dodici mesi tra risse politiche invereconde, diktat reciproci, nomine, dimissioni. E nulla di concreto si è ancora fatto per l’ Expo. Se non una girandola di poltrone. Non un mattone, non un centimetro d’ asfalto, non un metro di rotaia è stato posato, non un euro speso. Nulla si è mosso per le opere essenziali, tra gli scontri dei potentati politici ed economici, la caccia alle poltrone, la degenerazione dei progetti indotta dai signori degli appalti, gli appetiti crescenti nella colossale operazione immobiliare al tempo della crisi, che all’ ombra dei finanziamenti pubblici dovrebbe trasformare Milano in una città “verticale” da due milioni di abitanti. Il tutto sull’ onda montante dell’ “anticollettivismo” berlusconiano, che sui metri cubi vuole gli italiani “liberi tutti”, sognando un paese di poeti, navigatori e palazzinari. TANTO che, di fronte alle difficoltà politiche e finanziarie, è spuntato persino il partito provocatorio della rinuncia all’ Expo, di cui si è fatto primo portavoce l’ architetto Vittorio Gregotti, ricordando la saggia rinuncia di Mitterrand ai faraonici progetti per la celebrazione del bicentenario della rivoluzione francese nel 1989. Intanto, su uno dei tanti fronti milanesi, stravolgendo il programma fin qui accreditato, incede il partito del “Bucone”, il tunnel di 14 chilometri che dovrebbe collegare, traforando le viscere dell’ intera città, l’ area in cui sorgerà l’ Expo con l’ aeroporto di Linate. Costa, all’ ingrosso, 3 miliardi, lo vogliono adesso fortemente Roberto Formigoni e l’ assessore comunale ciellino Carlo Masseroli, quello che progetta grattacieli in ogni centimetro libero, dalle aree delle casermea quelle delle stazioni e dei binari ferroviari dismessi, per fare di Milano una piccola Londra con 2 milioni di abitanti. Oltre, naturalmente, alla Torno, società alquanto problematica titolare del progetto, di cui l’ italo argentino CarlosBulgheroni ha ceduto quote rilevanti all’ Abm Merchant, del finanziere Alberto Rigotti, basato in Lussemburgo, che se il Bucone si farà aspira alla gestione del passaggio a pagamento per sessanta o almeno quarant’ anni. E le due nuove linee del metrò, la quattro e la cinque? E le altre infrastrutture ? Letizia Moratti nicchia, dopo aver impiegato un anno per rinunciare al controllo della Società di gestione dell’ Expo attraverso il suo uomo, dopo scontri epocali con il ministro dell’ Economia Giulio Tremonti, con Formigoni, con la Lega, tutti impegnati non a metter giù rotaie e parcheggi ma, “culi sulle sedie”, come dice, chiedendo l’ anonimato, uno dei protagonisti di quest’ anno di operose lotte di potere nella destra meneghina. Già gli esordi furono cupi: non cosa, come e quando fare, ma chi doveva controllare il ben di dio di 12 miliardi pubblici da spendere, più un indotto stimato in 44 miliardi. Il sindaco, il presidente della regione, il presidente della Provincia, il ministro dell’ Economia, la Lega Nord, la famiglia La Russa, protesi di Salvatore Ligresti, Berlusconi stesso. O domineddio? La Moratti scelse come suo domineddio quel Paolo Glisenti che Vittorio Sgarbi, ex assessore alla Cultura milanese, ha definito «l’ elaborazione intellettuale del nulla». Detto “Pennacchione” quando a Roma faceva il giornalista, si era preparato il potere assoluto e uno stipendio da otto milioni di euro o giù di lì fino al 2015. Maè stato smascherato dalle truppe di Bossi: «Quando ci siamo seduti a un tavolo- ha confessato Dario Fruscio, presidente bossiano del collegio dei sindaci della società di gestione prima di dare le dimissioni da quell’ inferno – ho capito che di aziende lui capisce pocoo niente». Così Glisenti ha dovuto mollare. In vista del compimento del compromesso politico, faticosamente impostato in una cena ad Arcore che ha visto persino il “lider maximo” tirato per la giacca, ha dato le dimissioni dal consiglio d’ amministrazione pure l’ ex rettore della Bocconi Angelo Provasoli, in attesa di presiedere il collegio dei sindaci, e dell’ arrivo dei nuovi plenipotenziari, Leonardo Carioni, l’ uomo designato da Bossi, e Lucio Stanca, l’ ex ministro berlusconiano, del quale, per la verità, non si ricordano strabilianti performance al dicastero dell’ Innovazione, cui è riservato adesso il posto di amministratore delegato, con presidente Diana Bracco. Presidente anche dell’ Assolombarda, la più potente organizzazione territoriale della Confindustria, con quel che fin qui si è visto nessuno sembra aver niente da ridire sul fatto che gli interlocutori Il miraggio della Braccoa caccia di appalti miliardari saranno i suoi stessi soci confindustriali: Ligresti, Caltagirone, Impregilo, Astaldi, Pirelli RE, Risanamento, Cabassi, Gavio, Benetton. Un patente conflitto d’ interessi. Ma che volete che sia rispetto allo spettacolo degenere che si è dato al mondo dal 31 marzo dell’ anno scorso, quando quegli ingenui simpaticoni del Financial Times decretarono che sull’ Expo si era compattata un’ Italia bipartisan vogliosa di Grosse Koalition. Figurarsi, non ha resistito neanche la più modesta piccola coalizione di destra, berlusconiani, bossiani, formigoniani e partito trasversale degli affari. Un anno dopo, la nuova rete metropolitana, la grande via d’ acqua, la grande via di terra, i padiglioni internazionali, il grande ponte pedonale, i parcheggi sotterranei, le autostrade? Giacciono tutti i progetti, mentre l’ assessore Masseroli, testa di ponte formigoniana e per ovvia traslazione della potente Compagnia delle Opere, calcola la “perequazione delle volumetrie”, cioè, tentando di tradurre in italiano, le colate di cemento che più o meno potrà far scorrere nella “città verticale” da due milioni di abitanti, nella colossale operazione immobiliare della “Grande Milano”. Resta magari da spiegare chi verrà mai ad occupare tanti metri cubi svettanti verso la Madonnina con l’ esca degli investimenti dell’ Expo. Visto che a Milano ci sono già un milione e 640 mila appartamenti. Ma ottantamila sono desolatamente vuoti. Gli uffici sfitti non si contano. Come dire la desolazione in un’ area pari a trenta grattacieli Pirelli, secondo il calcolo dell’ architetto Stefano Boeri. Ma che ce ne importa se si attiva la leva finanziaria della banche per i costruttori? D’ altra parte, tra pochi mesi anche del Pirellone dovremo decidere che fare, visto che è quasi pronto il Formigone, il grattacielo di 167 metri che Roberto Formigoni ha fatto erigerea suo perenne ricordo per quando sarà chiamato ad ancora più alte responsabilità istituzionali. E probabilmente sarà inseguito da vicende giudiziarie, viste le inchieste che già si aprono sulla distrazione di denaro pubblico negli aggiornamenti in corso d’ opera. Trecentocinquanta giorni sono già passati in una storia ingloriosa di poltrone e di potere da quel 31 marzo 2008. Abbiamo assistito all’ iperfetazione policentrica dei poteri, in una logica di «investimento segmentale», privo di «un quadro di riferimento complessivo», come dice il professor Matteo Bolocan Goldstein, docente al Politecnico. Diciamo, per tradurre, il dipanarsi irresponsabile di una molteplicità di azioni in proprio svolte a spennare risorse pubbliche. Così siè perso un anno. Un tempo più che sufficiente alla ‘ ndrangheta per organizzarsi al banchetto dell’ Expo 2015, con accordi di spartizione che prevedono fette della torta a Cosa nostra e alla Camorra. «Gli interessi in gioco con Expo 2015-è scritto nell’ ultima relazione della Direzione nazionale antimafia- sono maggiori persino di quelli ipotizzabili dalla realizzazione del Ponte sullo stretto di Messina». Mille grattacieli invece di due piloni e un’ arcata sospesa. –

 

ALBERTO STATERA

 

 

 

Expo e dintorni: Milano e il Mondo marzo 23, 2009

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Continua la serie delle conferenze sul tema Expo; oggi è stata la volta del dibattito pubblico che si è tenuto presso la sede dell’I. S. P. I. che ha visto protagonista il sindaco di Milano, Letizia Moratti.

Di seguito potete trovare un resoconto di quanto è stato detto.

D. Milano ha sempre manifestato un dislivello tra importanza economica e politica nello scenario mondiale. Pensa che sia possibile “sfruttare” l’evento Expo per far variare questa realtà?

R. Milano sta creando forti reti internazionali con numerose città per cercare di dare risposte a domande spinose che i governi nazionali non sono in grado di fornire. A scopo esemplificativo posso citarvi alcune delle reti cui Milano ha aderito:

I.C.LE.I. (organizzazione che ha come focus il tema ambientale)

Integrating cities ( rete che punta l’attenzione sull’impatto che l’integrazione razziale ha nelle città)

Inoltre Milano è la seconda città al mondo dopo New York per presenza di consolati.

Expo può essere uno strumento per aprire ulteriormente Milano al mondo.

Per Expo sono già attivi 485 progetti in oltre 90 Paesi, questi progetti dovranno essere portati a compimento nell’arco dei 7 anni che mancano al 2015.

Tra questi vi segnalo:

Nel Mali stiamo realizzando un’elevata dotazione di pannelli fotovoltaici, del costo di 3000 euro l’uno; questi pannelli consentono di dimezzare le morti delle madri in seguito ad un parto e di produrre energia elettrica utile ai professori per correggere i compiti nelle ore serali.

In Senegal stiamo realizzando piccoli orti urbani in collaborazione con la F.A.O. e stiamo pianificando un progetto basato sul microcredito.

Tutto questo è, a mio avviso, considerabile come patrimonio politico. Questo patrimonio ha reso possibile l’elezione di Milano: gli altri Paesi ci hanno votato perché siamo stati in grado di offrire e non di chiedere.

Questa nostra modalità di porci con gli altri Paesi ha reso possibile la creazione ad Incheon, la seconda città più grande della Corea del Sud, di un centro di eccellenza milanese. Qui nel luglio del 2009 verrà inaugurata dal Presidente della repubblica Italiana la Milano Design City: un centro di prestigio che ospiterà avamposti della Triennale, della Scala, dello I.E.D e del Politecnico.

D. Pensare ad Expo 2015 come alle precedenti esposizioni internazionali che ci sono state pare anacronistico. Nelle precedenti edizioni si è sempre puntato all’intrattenimento dei visitatori. Milano come si comporterà?

R. Expo sarà per Milano un processo di conoscenza e non di cementificazione, vogliamo distinguerci per il nostro software e non per l’hardware. Il nostro landmark sarà un centro di sviluppo sostenibile e non un elemento che non potrà più essere fruito nel tempo. In tre parole Expo sarà relazioni, reti e conoscenza.

D. Il consenso per Milano è venuto più da Paesi in via di sviluppo che da quelli europei. Come possiamo conservare questo patrimonio?

R. Il modo migliore per mantenere questo patrimonio è far si che i progetti attualmente in programma vengano realizzati, portati a termine e presentati durante Expo.

D. Cosa state facendo per far conoscere Expo in Italia?

R. C’è un lavoro profondo per far sentire Expo come un evento milanese. In questo anno si è lavorato molto al di fuori di Milano e al di fuori dall’Italia. Da poco abbiamo iniziato a concentrarci anche sul suolo nazionale firmando accordi con 20 città italiane.

Rispetto al lavoro fatto a livello internazionale siamo in ritardo nella parte nazionale.

Expo, con il tema dell’alimentazione, è ideale per una città come Milano che è il secondo distretto agricolo d’Italia.

L’obiettivo è quindi quello di valorizzare la nostra identità attuale perché questo ci aiuterà a capire l’identità degli altri.

D. Prevedete di inserire una parte sul vostro sito internet che dia la possibilità ai piccoli imprenditori di realizzare progetti in vista di Expo?

R. Siamo in una fase ancora embrionale, il sito internet sarà rivisto e ampliato e con esso saranno allacciati anche forti rapporti con le maggiori associazioni di categoria che rappresentano il mondo delle piccole e medie imprese.

D. Prevedete qualche strumento per far fronte al rischio mafia nella realizzazione delle opere pubbliche?

R. Il tema della sicurezza negli appalti esiste. Il prefetto ha bocciato la commissione antimafia che il consiglio comunale aveva previsto perché ritenuta al di sopra dei poteri del consiglio comunale stesso.

Per ovviare a questa mancanza prevediamo di selezionare accuratamente le persone che avranno a che fare con i bandi pubblici; i bandi stessi saranno trasparenti e io chiederò ai ministri competenti di aiutarmi a vigilare.

D. Sono previsti 200ha di nuove infrastrutture. Serviranno solo per l’esposizione e poi saranno abbandonate? Perché costruire tutto in un unico punto della città?

R. I dati che lei riferisce non mi risultano esatti. Noi prevediamo 50ha di padiglioni nuovi, accanto alla nuova fiera, e 50ha a verde. Si costruisce tutto in un unico punto perché il F.B.E. (Federal Bureau Exposition) ha posto come vincolo che il sito dell’esposizione internazionale si trovasse tutto in un’unica area; se non avessimo accettato non avremmo potuto ospitare l’evento. Inoltre ci tengo a sottolineare che i progetti per le infrastrutture che andremo a costruire saranno realizzati da architetti con un’attenzione particolare all’ambiente.

D. Come verrà utilizzato il volontariato?

R. Il volontariato sarà un elemento fondamentale per Expo. Stiamo lavorando con molte O.N.G. e prevediamo la presenza di circa 30mila volontari durante i 6 mesi dell’esposizione.

jacopo.zurlo@amb-ire.com

 

A proposito del consumo di suolo… gennaio 26, 2009

Filed under: Consumo di suolo,Expo 2015 — daniele genoni @ 10:46 pm
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(ASCA) – Roma, 17 dic – Il Consiglio di Amministrazione dell’Anas, presieduto da Pietro Ciucci, ha approvato il progetto definitivo per l’avvio delle procedure di Legge Obiettivo dei lavori di collegamento tra la strada statale 11 ”Padana Superiore”, a Magenta, e la Tangenziale ovest di Milano, che prevede la realizzazione della variante di Abbiategrasso e l’adeguamento in sede del tratto Abbiategrasso-Vigevano della strada statale 494 ”Vigevanese”, fino al ponte sul fiume Ticino. ”L’approvazione di questo progetto – ha sottolineato Ciucci – costituisce il completamento dell’itinerario stradale, in parte gia’ aperto al traffico, di collegamento tra l’Aeroporto internazionale della Malpensa e la Tangenziale ovest di Milano”. L’opera rientra fra le previsioni programmatiche di realizzazione delle infrastrutture strategiche, individuate dalla delibera CIPE 121/2001 – ”Legge Obiettivo”, nell’ambito del ”Corridoio plurimodale padano sistemi stradali e autostradali-Accessibilita’ Malpensa” e nell’Intesa Generale Quadro sottoscritta tra il Governo e la Regione Lombardia. ”Questo intervento – ha continuato Ciucci – si inquadra nel complesso di opere di adeguamento e potenziamento della viabilita’ di connessione con l’aeroporto di Malpensa al fine di migliorare, in continuita’ con il collegamento viario Boffalora-Malpensa, l’accessibilita’ veloce all’aerostazione dal bacino territoriale sud-ovest milanese, con contestuali effetti di riequilibrio dei carichi di traffico e di decongestionamento della rete esistente”. L’itinerario stradale attraversa nove Comuni ed e’ stato suddiviso in tre tratte funzionali: la tratta A, compresa tra la strada statale 11, nel Comune di Magenta, e l’interconnessione verso Abbiategrasso, nel Comune di Albairate, per una lunghezza complessiva di 10 km; la tratta B, compresa tra l’interconnessione nel Comune di Albairate e la Tangenziale ovest di Milano, per una lunghezza complessiva di 12 km; e la tratta C, compresa tra l’interconnessione di Albairate ed il termine del tratto di adeguamento in sede nel Comune di Abbiategrasso, in corrispondenza dell’inizio dell’intervento relativo al nuovo Ponte sul Fiume Ticino escluso, per una lunghezza complessiva di oltre 10 km. ”Questa infrastruttura – ha concluso Ciucci – richiede un investimento di circa 420 milioni di euro, dei quali oltre 281 milioni sono gia’ finanziati, mentre per la restante parte si rende necessario un nuovo finanziamento”. luq Il progetto definitivo per appalto integrato verra’ ora inviato al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per il completamento delle procedure approvative e per i finanziamenti necessari.

Questa la notizia. Ora alcuni commenti per capirne di più…

Una strada a due corsie per ogni senso di marcia, lunga 35 chilometri, che da Milano attraverserà nove comuni, tagliando in due il Parco del Ticino e il Parco Agricolo Sud Milano. Un’opera fortemente voluta da Regione e Anas.

«La strada migliorerà l’accessibilità all’hub varesino dal sud ovest milanese — spiega Pietro Ciucci, presidente Anas — con effetti di riequilibrio e decongestionamento della rete esistente».

“Si tratta di un intervento – ha commentato il Consigliere Regionale Sante Zuffada – di cui, in più occasioni, in questi mesi, mi è capitato di auspicare con forza il via libera in quanto, questo nuova arteria di collegamento, oltre ad andare a liberare una viabilità ormai al collasso, svolgerà un ruolo fondamentale d’attrazione, affinché gli imprenditori tornino ad investire in questa zona. Perché è evidente – ha aggiunto il Consigliere Zuffada – che per rimettere in moto il mercato, uno degli elementi indispensabili, è quello legato ad una migliore mobilità di merci e persone”. L’osservazione del Consigliere Zuffada non si lega esclusivamente alla forte valenza strategica del territorio su cui insisterà la nuova infrastruttura – a cavallo tra l’aeroporto di Malpensa e la grande Fiera di Rho Pero – ma anche in considerazione delle importanti scadenze che interesseranno da vicino tutto l’Ovest Milano, a cominciare da Expo 2015. (www.cittaoggiweb.it)

I Sindaci di alcuni Comuni interessati, come Albairate e Cassinetta di Lugagnano, ne denunciano l’inutilità e la vivono come «un tentativo di cementificare il territorio ancora integro a sud di Milano».

Contraria anche Bruna Brembilla, presidente del Parco Agricolo, che dice però di aver le mani legate: «Rientra nella Legge obiettivo e ha un interesse nazionale — spiega — non possiamo farci nulla se non chiedere il massimo delle compensazioni ambientali: è un’infrastruttura però che, diminuito il peso di Malpensa, rischia di essere inutile».

«È inutile e dannosa — denuncia Carlo Monguzzi, consigliere regionale dei Verdi — stravolge l’agricoltura lombarda doc e il sistema d’irrigazione che è un capolavoro». Decisamente contraria anche Legambiente, che oltre a denunciare i rischi per la campagna milanese (specie nella zona di Abbiategrasso piena di fontanili, rogge e aziende agricole), giudica l’opera del tutto inutile: «È un’infrastruttura eccessiva destinata non a togliere ma a generare traffico — spiega il presidente lombardo, Damiano Di Simine — il collegamento con Malpensa, peraltro, c’è già su più fronti, con la MilanoLaghi e la Boffalora-Malpensa». (www.parks.it)


 

Expo: i conti non tornano. dicembre 15, 2008

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“I grandi eventi e la competitività delle destinazioni: Milano Expo 2015”

Il 9 dicembre, alle 10.30 si è svolto presso l’università IULM un incontro organizzato dalla stessa università e dal Sole 24 Ore a chiusura del master Universitario in: “Tourism Management”.

L’incontro ha visto la presenza di quattro relatori: dott. Massimo Espositi, prof. Ezio Marra, Dott. Stefano Acbano e il prof. Aldo D’Elia.

Qui di seguito potrete leggere una breve sintesi dei quattro interventi.

Massimo Espositi Qui alcune informazioni su di lui

Il dottor Espositi ha presentato il sondaggio svolto dalla società IPR al posto del dott. Andrea Noto.

Il questionario, che ha avuto come scopo quello di capire come sia percepita expo dagli italiani, è stato svolto telefonicamente su di un campione di 1000 intervistati.

I risultati non sono ancora disponibili on-line (dovrebbero pubblicarlo sul seguente sito internet www.mtm.iulm.it ).

Le anticipazioni fornite hanno dipinto una fondamentale ignoranza circa il tema che tratterà expo 2015.

Ezio Marra Qui alcune informazioni su di lui

Il prof. Marra ha presentato un ulteriore sondaggio con oggetto la percezione dell’Italia come meta turistica da parte di tre nazionalità differenti: inglese, francesi e tedeschi.

All’interno del questionario erano presenti anche alcune domande inerenti alla futura manifestazione “Expo 2015”.

Il  90% degli intervistati non conosceva il luogo in cui si terrà la manifestazione.

Secondo il professore il rischio sarà appunto quello di una scarsa partecipazione straniera all’evento.

Analizzando il “Mega-evento” Marra ha evidenziato 3 aspetti che sono costantemente sotto i riflettori della stampa:

1. Business immobiliare:

1.1 “Archi Star” ovvero i palazzi progettati da architetti di fama mondiale

1.2 “Case a go-go”

2 Trasporti ( metropolitana, pedemontana, alta velocità ecc…)

3 Tecnologie ( fibra ottica, wireless ecc)

In tutto questo mancano, sempre secondo l’opinione di Marra, i contenuti. Il tema dell’alimentazione non è discusso né tantomeno conosciuto.

Marra indica lo svolgimento dei grandi eventi (Expo, olimpiadi ecc..) come prima soluzione allo spopolamento e alla conseguente crisi delle città avvenuta a partire dagli anni ‘70/’80 e imputabile alla “crisi del Fordismo”. In Italia questa crisi è intervenuta esattamente dopo 15 anni rispetto al resto d’Europa.

La prima città italiana che ha tentato di uscirne grazie ad un megaevento è stata Genova con le “colombiani” nel 1992.

In sostanza le città prima degli anni ’80 offrivano economia e cultura separatamente ora invece devono puntare ad offrire entrambe le cose e a livelli qualitativi notevolmente elevati.

Qui di seguito la lista di 10 elementi attualmente utilizzati per il ri-sviluppo urbano:

1. Film commission

2. Iconic Building ( Landmark)

3. Città esperienziale (che coinvolga i 5 sensi)

4. Redicovering the water front (come potrebbe essere per Milano con i Navigli)

5. Mega Eventi

6. Museum (intesi come punti landmark, come è  stato il Guggenheim per Bilbao)

7. Cultural events ripetuti ( Umbria jazz, il carnevale di Venezia ecc..)

8. Luci della città

9. Wi-fi cities

10. Heritage cities ( importanza della memoria storica)

In chiusura Marra ha sottolineato le due grandi problematiche di Expo rispetto alle Olimpiadi:

1. La durata (sei mesi contro due settimane)

2. Il numero di visitatori ( Torino 2006 ha portato 200mila persone, la stima riportata da Marra per Expo 2015 sarà di 30milioni di persone, 250mila al giorno)

Stefano Acbano – Corporate Planner EXPO Milano 2015

Il dott. Acbano ha presentato i dati ufficiali previsti per Expo 2015 che si terrà a Milano dal 1 maggio al 31 ottobre 2015. Tra questi i più rilevanti sono:

· Previsti 21/29 milioni di visitatori

· Investimenti infrastrutturale per 14 miliardi di €

o Opere dirette 3,2 miliardi di € (ad esempio la metropolitana)

o Opere già previste 11,7 miliardi di € (ad esempio la pedemontana)

· Previsti 44 miliardi di € di benefici economici.

· Previsti 70 mila nuovi posti di lavoro

· 7.000 eventi

· 36.000 volontari

· 150 mila ingressi al giorno (100 mila in meno di quelle riportati da Marra)

Per quanto riguarda il potenziamento del capitale sociale è prevista un notevole dispendio di energie nella formazione:

· 3 sono i master già attivi in Italia

· Numerosi corsi in paesi stranieri sono attivi e saranno attivati a breve

Il fine di Expo è quello di presentare durante i 6 mesi della manifestazione i risultati ottenuti da tutti i progetti che saranno attivati a partire dal 2009. I progetti, inerenti a tematiche legate all’alimentazione, dovranno concludersi nell’arco dei 7 anni che mancano al 2015 per permetterne la diffusione dei risultati durante l’esposizione internazionale.

L’esposizione vedrà la presenza di 2 grandi cerimonie, una di apertura e una di chiusura, che saranno affidate su base di un bando di concorso internazionale.

Aldo D’Elia – docente di Managment del turismo presso l’Università suor Orsola di Napoli

Il prof. D’Elia ha presentato il suo libro “Economia e management del turismo. Destinazioni e imprese nello spazio turistico globale”.

D’Elia ha illustrato come il futuro della mobilità turistica porterà nel 2020 2 miliardi di persone a varcare le frontiere del proprio paese d’origine. Secondo quanto espresso dal relatore questa enorme massa di turisti rischia di causare una mercificazione della cultura. Risulta quindi necessario creare un nuovo equilibrio basato sulla sostenibilità per poter gestire questa nuovo enorme afflusso turistico.

Relativamente ad Expo il professore ha citato la necessità di ulteriori 500mila nuovi posti (secondo il Professore questi dati derivano da una ricerca svolta dall’Università Bocconi, ricerca di cui non abbiamo informazioni) letto per gestire i picchi massimi di affluenza in quanto le cifre riportate dal prof. Marra e dal dott. Acbano sono relative ad una affluenza media e non ai picchi massimi che saranno registrati.

In merito a quest’ultima affermazione il dott. Acbano non ha confermato i dati riportati dal prof. D’Elia affermando che le strutture alberghiere già presenti all’interno “dell’area 1” sono perfettamente in grado di assorbire la domanda turistica.

Ho deciso di pubblicare questo articolo sul blog di amb-ire perchè credo che il “mega – evento” Expo abbia delle fortissime implicazioni ambientali. I dati presentati alla conferenza mostrano chiaramente come non ci sia nessuna chiarezza su quale sarà la portata di questa manifestazione; ogni relatore ha parlato di cifre completamente differenti e non sembra sia possibile trovare un punto d’incontro.

Sarà un successo o una disfatta colossale? Siamo certi che Milano abbia bisogno di tutto questo? Si può veramente parlare di sostenibilità quando gli organi ufficali di Expo ci dicono che non servono nuove costruzioni e invece per la città non si vedono altro che cantieri aperti?

jacopo.zurlo@amb-ire.com

 

Milano: meno vincoli sul cemento ma 7 lettori su 10 bocciano il Comune dicembre 1, 2008

Filed under: Expo 2015 — jacopo zurlo @ 9:10 pm
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L’obiettivo è aumentare di 700mila unità la popolazione, arrivando a 2 milioni di abitanti e mettendo a disposizione nuovi alloggi anche a prezzi calmierati. Sette lettori su dieci, però, dicono no attraverso il nostro sondaggio

Una pioggia di miliardi, grattacieli come a New York, una montagna di cemento: tutto (o quasi) in nome dell’Expo, come si legge nell’inchiesta di Repubblica sui predoni di Milano. E il Comune vuole aumentare di un terzo l’indice di edificabilità in città, passando dall’attuale 0,65 a un metro quadrato di costruito per metro quadrato di terreno. L’obiettivo – spiega l’assessore all’Urbanistica, Carlo Masseroli – è aumentare di 700mila unità la popolazione, arrivando a 2 milioni di abitanti e mettendo a disposizione nuovi alloggi anche a prezzi calmierati. Si stima che con il nuovo indice, nei prossimi anni, potranno essere costruiti 12 milioni di metri quadrati di residenze. In consiglio comunale e nell’opinione pubblica si è acceso il dibattito. E sette lettori su dieci, attraverso il nostro sondaggio, dicono no.

fonte: repubblica.it

 

Expo 2015: Milano inizia a tremare

Filed under: Expo 2015 — jacopo zurlo @ 9:08 pm
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Si parla molto dell’expo 2015 di Milano e da subito gli addetti ai lavori e non, pensiamo alla pubblica protesta del cantante Celentano (qui), hanno iniziato a nutrire alcuni dubbi nei confronti della reale genuinità di questo mega evento.

Manca un costante aggiornamento da parte dei telegiornali e dei giornali nazionali, mancano i dati, manca un bilancio preventivo che non cambi ogni mese. La paura di una cementificazione totale è tanta e articoli come quello di Alberto Statera (qui)  pubblicato oggi da repubblica.it non fanno altro che alimentare questi timori. Vorremmo tanto sbagliarci, vorremmo credere nella bontà e nella genuinità di expo 2015 ma le dichiarazioni dell’assessore Masseroli, vuole portare Milano a 2 milioni di abitanti, non fanno altro che dare credito alla teoria della cementificazione senza senso.

 

Immagine di Alberto Strada

Immagine di Alberto Strada

 

“[…]Sarà rispettato adesso, in piena crisi finanziaria globale, il “lodo Draghi” e, se sì, cosa capiterà dei mille e mille progetti cementizi già avviati o che stanno per partire? Chissà se la salvezza, o il disastro, verrà dal progetto dell’assessore allo Sviluppo del territorio Carlo Masseroli, definito dal suo ex collega Vittorio Sgarbi “coerente e leale vandalo integralista”, che vuole una Milano con 700 mila abitanti in più, portandola da un milione e 300 mila a 2 milioni tondi.”

E il tanto promesso sviluppo economico? Siamo sicuri che arriverà?

“[…]Ma perché quasi trenta milioni di persone dovrebbero venire a Milano nell’estate 2015? Per vedere il grattacielo-banana? Per una mostra sull’alimentazione? Saragozza è stata un flop.”

Non vi chiediamo di credere a quanto scritto da  Statera; vorremmo solamente che si iniziasse a parlare di expo con cifre e obiettivi chiari.