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Scempio ambientale gennaio 30, 2009

Filed under: aree naturali,Attualità,Consumo di suolo — marta mainini @ 12:43 pm
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Ancora una volta uno scempio ambientale di cui dover parlare: in questi giorni è iniziato il taglio di circa 9 mila metri quadri di bosco tra i comuni di Legnano, Busto e Castellanza, all’interno di un parco intercomunale.

L’articolo completo sull’accaduto è visionabile a questo link:

http://www.patrimoniosos.it/rsol.php?op=getarticle&id=51775

Alberi cadono, sempre più anidride carbonica viene immessa in atmosfera e sempre meno alberi sono in grado, non per propria inettitudine,  di porvi rimedio. Ma come di fa a permettere un taglio così consistente in un’area dell’alto milanese già così cementificata?

Per di più, l’intervento pare sia stato autorizzato da Comune e Provincia, senza il dovuto assenso dell’Ente Parco, il quale sembrerebbe essere all’oscuro di tale progetto.. Vogliono tagliare 9 mila metri quadri di bosco, hanno iniziato da poco. Forse siamo ancora in tempo per interrompere questo scempio, per evitare almeno che si compia nella sua totalità.

Leggiamo l’articolo completo e contattiamo chi di dovere. Non c’è più tempo.

Marta Mainini

 

 

Inalberiamoci. Non lasciamoci derubare. gennaio 23, 2009

 

Negli ultimi 10-15 giorni in Tasmania sono stati arrestati oltre 30 ambientalisti impegnati in una protesta contro il taglio di una foresta remota nell’isola. Tuttora alcuni manifestanti si trovano appostati in cima agli alberi destinati all’abbattimento o incatenati a macchinari che dovrebbero servire ad abbattere alberi nella valle di Upper Florentine per costruire una strada di accesso per le operazioni di taglio e trasporto di legna.

I manifestanti trovano la distruzione di una delle ultime foreste rimaste un atto inaccettabile e chiedono al governo australiano e a quello della Tasmania di  intervenire; la protesta si è estesa anchea Londra, città nella quale proprio il 21 gennaio scorso è stata presentata una petizione di 1.000 firme all’ambasciata australiana.

Ora, i motivi che spingono al diboscamento e alla raccolta di legna sono conosciuti a tutti; il problema è che troppo spesso si ignora come questa pratica così estesa sia una delle maggiori minacce per la sopravvivenza della biodiversità.. Si pensi solo al fatto che il tasso di estinzione naturale dovrebbe aggirarsi intorno alle 10-25 specie/anno, mentre il tasso di estinzione attuale viene stimato, a seconda degli studiosi, tra le 1.000-2.500 specie/anno. E’ chiaro quindi come il forte impatto antropico provochi un’accelerazione del tasso di estinzione.  Più o meno funziona così: si parte dalla distruzione o frammentazione degli ecosistemi naturali, ciò provoca una semplificazione ed un impoverimento naurale che incide gravemente sulla salute delle popolazioni animali, provocando una diminuzione della diversità genetica e biologica. L’impossibilità di spostarsi tra una zona naturale e l’altra e l’isolamento provocato dalle infrastrutture umane costituiscono infatti uno tra i maggiori fattori inducenti  il vortice di estinzione:  distruzione di habitat, indebolimento del flusso genico, della diversità biologica, riduzione numerica della popolazione..estinzione.

Quindi, quel poco di ambiente naturale che ci rimane, quello che è ancora vitale, sufficientemente esteso da ospitare una peculiare e geograficamente circoscritta biodiversità, difendiamolo con le unghie e con i denti. Non avremo altre occasioni, non avremo altri pianeti da salvare.

Facciamoci sentire anche noi, scriviamo all’ambasciata australiana, poiché gli ecosistemi naturali ancora in vita sono una risorsa inestimabile di tutti, non solo dei tasmaniani (ormai cittadini australiani), e non solo, attenzione, di coloro che detengono i permessi ufficiali per abbattere quelle foreste. Non lasciamoci derubare. Inalberiamoci.

 

Ambasciata d’Australia a Roma: info-rome@dfat.gov.au

Per maggiori informazioni: www.environment.gov.au

 

Marta Mainini

 

 

No kyoto, No Park dicembre 1, 2008

2008_0629mauritius-20080162Uno degli strumenti più semplici e immediati previsti in ambito internazionale per il raggiungimento degli obiettivi fissati dal Protocollo di Kyoto consiste nella piantumazione di alberi. In accordo a questa logica di intervento, il comitato Parchi per Kyoto (costituito da Federparchi e Kyoto club) ha dato avvio alla fase operativa: piantare nei parchi regionali, nazionali, internazionali e nelle aree urbane centinaia di migliaia di alberi che possano assorbire anidride carbonica e contrastare i cambiamenti climatici.

 

Nei giorni di venerdì 14 e sabato 15 novembre 2008 si sono perciò tenuti 5 eventi di presentazione promossi da Comitato Parchi per Kyoto, autorità locali, rappresentanti dei parchi e aziende sponsor. I progetti di riforestazione promossi in queste date permetteranno, nel corso del ciclo di vita degli alberi, di abbattere circa 5 milioni di Kg di CO2. Tali interventi ricadranno per il momento in 5 aree protette: l’Area Marina Protetta del Plemmirio (in Provincia di Siracusa), il Parco Regionale Delta del Po Veneto, la Riserva Naturale Regionale Tevere Farfa, il Parco Regionale del Partenio (Campania) e il Parco Regionale Delta del Po Emilia Romagna; per ogni area protetta sono state selezionate delle specie vegetali autoctone, in modo da rispettare l’ecosistema naturale esistente e promuoverne il mantenimento allo stato originario.

 

I suddetti interventi sono stati sponsorizzati da aziende che hanno scelto di aderire al progetto Parchi per Kyoto allo scopo di bilanciare parte delle emissioni di CO2 derivanti dalle loro attività. Rispettivamente le aziende che hanno contribuito agli eventi di piantumazione in queste 5 aree protette sono state: Lottomatica, Reckitt Benckiser, Nissan, l’emittente Radio Kiss Kiss, Day Ristoservice. Il loro appoggio ha così permesso al comitato Parchi per Kyoto di partecipare attivamente alla campagna “Plant for the Planet” promossa dall’Unep, il programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente.

 

Ciò che c’è da augurarsi è che il progetto possa espandersi ed interessare la riforestazione di altre aree, naturali e urbane; in secondo luogo, ci sarebbe da evidenziare la necessità di muoversi in un’ottica di cambiamento, oltre che di compensazione. Mi spiego meglio: promuovere la messa a dimora di alberi è sempre una buona idea, a mio avviso, ma non si può certamente pensare che piantare una certa quantità di alberi possa legittimare una condotta poco attenta alle emissioni di CO2 o al consumo delle risorse naturali.

Dovremmo diventare più consapevoli delle nostre azioni, utilizzare di meno l’auto e privilegiare i mezzi pubblici ad esempio, acquistare mobili certificati, assicurandoci che il legno di fabbricazione non provenga da azioni criminali di deforestazione selvaggia.. Quindi, piantiamo migliaia di alberi, sono la prima a prendere in mano la zappa, ma siamo consapevoli della necessità di dover fare molto di più affinché l’ambiente in cui viviamo si mantenga in salute.

 

 

marta.mainini@amb-ire.com