Amb-ire

Promuovere l’ambiente attraverso l’educazione, l’informazione, la comunicazione

Perché mezz’Italia collega il disastro di Messina al Ponte sullo Stretto? ottobre 8, 2009

Pensavo non fosse necessario specificare un nesso così evidente, ma dopo aver letto il commento di Mario Giordano in risposta ad una lecita domanda inerente l’esigenza di messa in sicurezza del territorio (http://www.libero-news.it/articles/view/578832) … Bè, forse conviene spendere qualche parola in più a riguardo.

Vorrei usare la massima chiarezza, magari utilizzando i paragoni tanto cari al nostro Presidente del Consiglio, solo spero un po’ più appropriati.

Immaginiamo uno scenario più vicino al nostro vissuto: pensate ad una persona che abbia messo da parte per anni una somma di denaro consistente, desiderosa di sottoporsi in un prossimo futuro ad un esoso lifting. Immaginate ancora che una sera, questa stessa persona, venga investita da un’auto.

Si salva, ma l’impatto è grave e ha bisogno di una complicata operazione per tornare a camminare: potrebbe appoggiarsi alla mutua ma ciò gli potrebbe far perdere troppi mesi… Ci pensa un attimo e realizza di avere ancora da parte la somma risparmiata per effettuare il lifting: che fare?

Utilizzare i soldi per salvare la gamba o farsi ugualmente il remake facciale?

Ecco, caro Giordano, a mio parere l’Italia ora è in questa situazione: ha le gambe spezzate. Come dovrebbe utilizzare i soldi stanziati dal CIPE? Investirli in un fondo a perdere per rendersi attraente agli occhi di pochi, oppure operare in modo da ripristinare un territorio sano e vitale?

Non mi vorrei dilungare in tecnicismi, che gli esperti del settore hanno già espresso meglio di me, comunque è bene ricordare che il Ponte sarà realizzato attraverso una partecipazione pubblico-privata che comporterà, volenti o nolenti, l’intervento proprio di capitali statali nel sopperire ad eventuali perdite private.

È stato inoltre appurato che il traffico sullo Stretto non sia tale da giustificare un evento così mastodontico, anzi stia diminuendo.

Concludo evidenziando come, a mio parere, il disastro di Messina abbia evidenziato due distinte problematiche:

–      Il territorio prescelto per la costruzione del Ponte è altamente instabile e presenta un livello di sviluppo urbanistico troppo basilare per poter permettersi di spendere gli unici soldi disponibili in strutture extra;

–      Il partenariato pubblico-privato non può destinare i soldi stanziati per il Ponte al risanamento del territorio perché, anche lecitamente, i privati non investono i propri capitali in progetti a perdere..

Quindi mi domando, se il traffico sullo Stretto è diminuito, come mai questi stessi privati vogliono ugualmente investire nel Ponte? Quali guadagni si aspettano di ottenere se i pedaggi non saranno così consistenti a livello numerico?

O sanno che lo Stato (con i nostri soldi) interverrà a garantire le loro perdite, o hanno intenzione di lucrare sulla costruzione stessa dell’opera, sugli appalti, i rifornimenti etc…

Entrambe le opzioni non paiono incoraggianti.

Se possiamo forse capire l’interesse dei privati, quantomeno lo Stato dovrebbe occuparsi del territorio e dei cittadini senza fini di lucro.

 

marta.mainini@amb-ire.com  

 

vita meschina ottobre 7, 2009

Manteniamo alta l’attenzione su ciò che è successo a Messina, sulle politiche del nostro governo, sulle scelte che si faranno.

Qui trovate un aggiornamento a cura di Luigi Sturniolo e Antonello Mangano:

http://terrelibere.org/terrediconfine/3855-messina-aggiornamenti-dal-laboratorio-della-shock-economy

 

Stasera ripartirà anche il programma Exit su la7 analizzando l’accaduto di Messina, vediamo come affronteranno l’argomento.

Ci aggiorniamo nei prossimi giorni.

 

marta.mainini@amb-ire.com

 

niente più sbarchi? agosto 30, 2009

Sempre più spesso in Italia, quando non si riesce ad affrontare una questione seriamente, si ricorre ai giochi di prestigio.

Ad esempio, non si riescono a diminuire le emissioni inquinanti nelle grandi città, il traffico, l’inquinamento, quindi non si riesce a rispettare la stessa normativa italiana a riguardo… soluzione? Il Governo stabilisce nuovi parametri da rispettare, espandendo i vincoli precedenti: ecco che ora, magicamente, si rientra nei termini di legge: non per virtuosismo nel diminuire la produzione di particelle sottili in atmosfera, ma semplicemente perché ora possiamo produrne di più, rimanendo in regola.

Avevo già evidenziato questa approccio fattucchiero del governo italiano in uno scorso articolo , utilizzando a mio avviso un paragone che ben rende l’idea dell’inutilità di queste “politiche magiche”: è come se un paziente afflitto da alta pressione si trovasse di fronte un medico che, incapace di guarirlo in modo serio, semplicemente cambiasse i parametri scientifici e stabilisse nuovi limiti di pressione: eccoci qui signor paziente, da oggi per soffrire di pressione alta si deve avere un valore superiore a 200, quindi lei si può ritenere guarito. Semplice, no?

Con estremo rammarico mi trovo ora, davvero imbarazzata, a dover constatare come questa modalità di intervento sia stata applicata anche alle persone. Passino l’inquinamento, le quote di traffico, di pulviscolo sospeso…, ma pretendere di far sparire in un vuoto spazio-temporale delle persone è davvero una cosa ignobile.

Parlo dei migranti. Di quegli uomini che da anni fuggono dalle loro terre, scappano da un sistema malato, per lo più deturpato proprio da quelle persone a cui oggi chiedono rifugio. Intendo quegli uomini che dall’oggi al domani, grazie alla politica fattucchiera italiana, sono teoricamente spariti.

Tutte quelle ondate di persone che quasi quotidianamente si imbarcano dalle coste libiche dopo mesi di stenti, violenze, miseria e passano giorni in mare, in attesa delle coste italiane…, questi uomini, che fine fanno? Soprattutto ora che il Governo italiano ha deciso debbano sparire, come nel “trucco” dell’inquinamento o della pressione: da oggi niente più sbarchi, garantito.

Ma le cause che spingono queste persone a gettarsi in mare pur di abbandonare il territorio africano, le ragioni reali alla base di questa radicata migrazione di uomini, sono state affrontate? E tutti questi individui, dove andranno? Dove arriveranno? Che fine faranno in mare? O che fine faranno in territorio libico?

Perché lo sappiamo vero, almeno questo, che non basta una decisione presa a tavolino da tre politici per fermare queste fughe?

Le persone che non riescono a partire rimangono in zona libica, non si sa in quali condizioni. Quelle che riescono ad imbarcarsi si perdono in mare, non vengono soccorse, o vengono trovate e incriminate. Di tutte le migliaia di uomini che partono, nei TG nazionali si ha ormai notizia di pochi. Che fine fanno tutti gli altri? In quali condizioni sono costretti a vivere e morire, nel silenzio generale?

Non so nemmeno io cosa dire, cosa aggiungere. Quindi vi lascio con alcune foto che ho scattato  presso il cimitero delle barche di Lampedusa, estate 2009.  Giusto per non stare in silenzio.

marta.mainini@amb-ire.com

 

Per fare un albero ci vuole un seme, per fondere un nucleo ci vuole Berlusconi maggio 15, 2009

Anche dopo il tragico terremoto in Abruzzo il nostro Governo si ostina a non riconosce il pericolo sismico in territorio italiano, dissotterrando il nucleare: il 12 maggio il Senato ha approvato il ritorno all’energia atomica in Italia.
Come se non bastasse il ritorno al nucleare in sè, le procedure per la costruzione delle centrali potranno pure essere velocizzate, “grazie” alla previsione di un’unica autorizzazione in grado, solo secondo alcuni, di sostituire tutte le altre licenze e nulla osta (tranne Via e Vas – valutazione di impatto ambientale e valutazione ambientale strategica), (cfr. Repubblica).

Jeremy Rifkin, famoso esperto di green economy, si è da poco espresso sull’effettivo contributo che l’energia nucleare porterebbe di fatto all’economia italiana, e non solo; trovate un articolo a ciò dedicato qui.

Per il resto che dire.. concludiamo ricordando le legittime riflessioni mosse da Roberto della Seta: “non è chiaro infatti chi debba individuare i siti delle nuove centrali e c’è il rischio che questo compito spetterà alle grandi imprese dell’energia, e ciò potrà avvenire anche contro il parere delle Regioni in presenza del principio del potere sostitutivo del governo in mancanza di intesa con gli enti locali(cfr. Repubblica).

Ora, io mi chiedo, ma tutti quelli che appoggiano il Governo attuale, e quindi il ritorno al nucleare, tra tutte queste persone,dico, ci sarà qualcuno che ha dei figli, una moglie, un marito, un compagno di vita, degli affetti veri… ma chi augurerebbe ai propri cari di vivere di fianco ad una centrale nucleare, o in prossimità di un sito di stoccaggio di scorie pericolose? E secondo voi, dove verranno costruite queste centrali? Di fianco alla villa del Presidente del Consiglio in Sardegna?

Soprattutto considerando come vengono fatte e gestite le scelte in Italia, ricordando giusto per un secondo i grandi costruttori e le loro città di sabbia, di cui l’Abruzzo è solo un esempio (come scritto da Saviano).. Ma chi si fida?

Invece di fossilizzarsi su fonti di energia che possano incrementare i nostri consumi, perché non provare, anche in nome del risparmio, a proporre un cambiamento degli stili di vita in un’ottica di sostenibilità sociale e ambientale? Che ne so, magari promuovendo, in un Paese come l’Italia, l’eolico e il solare… E poi in fondo, chiediamoci se abbiamo davvero bisogno di impiegare tutta questa energia per produrre cose che non servono a nessuno, se non ai visi ringiovaniti di pochi.

marta.mainini@amb-ire.com

 

Controproposta a Berlusconi aprile 10, 2009

Per far fronte alla tragedia del terremoto in Abruzzo l’Italia ha bisogno di manodopera, progettisti,  materiali di qualità, architetti, geometri, squadre di lavoro, macchinari, tecnici esperti, urbanisti, specialisti nei beni culturali, restauratori.. soldi.

Berlusconi ha avuto un’idea: suddividere la ricostruzione post terremoto in 100 progetti, da assegnare a rispettive 100 province italiane.

Io ne ho avuta un’altra:  abbiamo pronti da spendere 6 miliardi di euro stanziati dal Cipe per il Ponte sullo stretto. Invece di chiedere  la donazione di un euro da telefono mobile, e di due da telefono fisso (aiuto senz’altro simbolo di una solidarietà collettiva che non fa mai male, intendiamoci)  vediamo se il Governo italiano è davvero pronto alla ricostruzione seria, a investire dove serve, a stanziare soldi dove esiste una necessità urgente e reale. Dirottiamo i milioni destinati al Ponte, opera praticamente inutile, dispendiosa e dannosa, nella ricostruzione dei paesi d’Abruzzo e nell’aiutare una popolazione che ha perso tutto; sarebbe forse il primo caso di  dirottamento sensato.

Cosa serve di più ai cittadini italiani? Un improbabile blocco di cemento sospeso sopra acqua salata, che farà sorridere le solitarie tasche dell’elite dei grandi costruttori, o ridare vita ad una Regione severamente colpita?

Cosa è più rispettoso fare?

I soldi ora li abbiamo, usiamoli in modo onesto, una volta ogni tanto.

marta.mainini@amb-ire.com

 

 

Una messa in piega?? dicembre 15, 2008

 

Dopo l’affermazione del Presidente francese Sarkozy riguardo la necessità di raggiungere un accordo sul pacchetto salva-clima, Berlusconi ha affermato “..oggi mi tocca fare il cattivo e così divento il più antieuropeista”, aggiungendo che trova “assurdo parlare di emissioni quando c’è una crisi in atto: è come uno che ha la polmonite e pensa di farsi la messa in piega”.

 

Dunque.. per il nostro Presidente del Consiglio le problematiche ambientali rivestono importanza equiparabile ad un’inutile permanente su una persona malata gravemente..

Ma che futuro può avere l’Italia con un leader che dimostra una tale inconsapevolezza?

Purtroppo questa è l’ignoranza (attenzione, non in senso offensivo, bensì nel suo legittimo significato di grave -non conoscenza) che caratterizza molte delle azioni protagoniste degli ultimi anni: l’uomo si prende gioco dell’ambiente, sfrutta le risorse naturali, inquina, distrugge e liquida poi la questione ambientale come se fosse uno degli ultimi problemucci.. Ma è così difficile capire che l’ambiente naturale è la forza che ci sostenta, che ci dà da mangiare, da respirare?

Oserei dire, piuttosto, che pensare alle emissioni e a tutto quanto gira intorno alla salute del pianeta è l’unica vera possibilità che oggi abbiamo per poterci preoccupare in futuro di una banale messa in piega.. o temo che avremo problemi più seri da affrontare. E’ vero che c’è la crisi, va bene, ma quando avremo distrutto e inquinato tutto il resto, cosa ce ne faremo di tutti i soldi guadagnati? Cosa compreremo? Un altro pianeta?

 

marta.mainini@amb-ire.com