Amb-ire

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scaccia pensieri… gennaio 28, 2010

Come è umiliante.

Mentre la maggior parte del mondo pensante celebra a Madrid l’anno dedicato alla biodiversità, il 2010:

http://www.cbd.int/2010/welcome/

Mentre la stampa internazionale sancisce l’impegno dei vari governi nel tutelare il patrimonio genetico, biologico ed ecosistemico che costituisce una ricchezza comune inestimabile:      

http://www.guardian.co.uk/science/2010/jan/25/hilary-benn-biodiversity-pricing 

I politici italiani si riuniscono per estendere i periodi di caccia, anche in quei momenti dell’anno così delicati per la fauna selvatica, come quelli riproduttivi e migratori, per esempio:

http://www.repubblica.it/ambiente/2010/01/28/news/caccia_voto-2103949/

Come è possibile? Non lo so.

Al momento sono piuttosto allibita; per commenti e riflessioni più esaustive aspetto vostri stimoli e, se ne avete voglia, vi consiglio di ridare un’occhiatina ai contenuti del Report sul Ddl Orsi, purtroppo ancora terribilmente attuale:

https://ambire.wordpress.com/2009/04/29/report-disegno-di-legge-orsi/

Non molliamo il colpo, non possiamo permettercelo.

 

marta.mainini@amb-ire.com

 

Stop ai ricorsi delle associazioni ambientaliste maggio 7, 2009

ponte_grande

Il 10 marzo 2009 è stata presentata alla Commissione Giustizia della Camera dei Deputati una proposta di legge che intende bloccare i ricorsi delle associazioni ambientaliste contro grandi opere, abusi edilizi, violazione della normativa sulla caccia e altre tematiche di risvolto ambientale. Tutto ciò in nome della semplificazione e dell’accelerazione dei processi decisionali.

Se la legge sarà approvata, qualunque associazione che faccia ricorso contro una grande opera, rischierà, nel caso di soccombenza, di dover pagare risarcimenti per centinaia di milioni di euro, e quindi di chiudere i battenti.

La proposta (firmata da 120 Deputati del PdL)  è basata sull’assunto che sia il contenzioso giudiziario delle associazioni ambientaliste a bloccare “Il Cantiere Italia”.

Alcune associazioni ambientaliste riconosciute a livello nazionale, quali il WWF e il FAI stanno conducendo un’azione volta a fermare tale proposta in parlamento.

Una puntata di Comsumi e Costumi di Repubblica.it dedicata alla legge “blocca ricorsi”

http://tv.repubblica.it/rubriche/consumi-e-costumi/la-legge-blocca-ricorsi/32253?video

silvia.ferrari@amb-ire.com

 

Intervista a Danilo Selvaggi, responsabile nazionale rapporti istituzionali Lipu aprile 29, 2009

Intervista a

DANILO SELVAGGI, responsabile nazionale rapporti istituzionali Lipu

 

È davvero necessario cambiare la Legge 157/1992?

Solo nella misura in cui andasse ad aumentare il livello di tutela di animali e natura in generale, solo per mettere l’Italia in regola rispetto alle numerose infrazioni della normativa europea: non dimentichiamoci che l’Europa sta per condannarci per troppa e malfatta caccia. Non era necessario cambiarla per diminuire la tutela. Teniamo conto che le sanzioni europee sono principalmente pecuniarie, bloccano ad esempio fondi destinati all’Italia per agricoltura etc, anche somme ingenti: si crea quindi un danno alla collettività causato da una minoranza.

La Lipu ha rapporti con associazioni ambientaliste estere?

Se sì, queste associazioni straniere che ne pensano della politica nazionale in merito alle gestione delle attività venatorie, soprattutto per quanto riguarda la fauna migratoria, che quindi interessa un livello ecosistemico più ampio del territorio italiano in sé…

Si infatti.. La Lipu fa parte della federazione internazionale “BirdLife International” presente in tutti i continenti, in più di 100 Paesi, in Europa ovunque, creando un rapporto strettissimo fra i partners europei. Questi ultimi sono molto preoccupati per la proposta normativa italiana. L’Italia è sotto i riflettori d’Europa, è molto scorretta nell’applicazione della normativa europea. Il tentativo filo-venatorio viene ripresentato ciclicamente, non è la prima volta, ciò suscita preoccupazione per la fauna selvatica, patrimonio di tutta la comunità internazionale, non solo italiana.

Per quanto riguarda l’uso estensivo del “controllo faunistico”.. non rischia questo di diventare un termine impacchettato per cacciare nei parchi specie protette in più periodi all’anno?

È un rischio grosso quello del controllo faunistico… prima di parlare di controllo faunistico bisognerebbe chiedersi come mai certe specie, in alcune aree geografiche, sono aumentate di numero. Il fatto è che i cinghiali sono stati immessi dai cacciatori, oltretutto utilizzando sottospecie dell’est, più prolifiche, e infatti si sono riprodotte. È un problema serissimo, cha include i danni all’agricoltura e il desiderio di cacciare.

La prima cosa da fare a proposito del controllo faunistico è bloccare l’immissione, chiudere il rubinetto. Il procedere al controllo faunistico per abbattimento è come andare a raccogliere l’acqua con un cucchiaio mentre il rubinetto è aperto.. La prima cosa da fare, più efficace ed immediata, è chiudere il rubinetto, bloccare le immissioni artificiali di specie cacciabili. Esistono degli strumenti pianificatori adeguati, azioni di controllo, piani di gestione, strumenti tecnici, le Regioni hanno norme ad hoc per farlo.

Non utilizzare l’espediente dei danni da fauna come cavallo di Troia per aumentare le possibilità di caccia; in questo modo si prendono in giro i cittadini e gli agricoltori: i danni da fauna non sono davvero affrontati, solo utilizzati come possibilità per diminuire i vincoli venatori.

All’art. 12 e 18-ter troviamo invece il concetto di specie “opportunistiche ed invasive”, nei confronti delle quali viene legalizzato l’abbattimento, anche in caso di specie non cacciabili, purché siano “fastidiose”? Mi corregga se sbaglio..

Sì è così.. Nella realtà esistono moltissimi strumenti per esercitare un controllo efficiente sulla fauna, non solo interventi cruenti di abbattimento. E poi, se la riforma alla 157 è stata fatta per dare una risposta ai danni da fauna, cosa c’entrano le civette usate come richiami vivi, cacciare dopo il tramonto, nella neve, sul ghiaccio..

Sì, anche queste innovazioni le vedremo tra poco; mi interessava prima capire il discorso, ex. art. 15, sulla mobilità dei cacciatori negli Ambiti Territoriali di Caccia. L’Art.11, co 13 sancisce inoltre che la licenza di porto di fucili per caccia abbia validità su tutto il territorio nazionale. Quali conseguenze porterebbe una tale mobilità?

Il cardine della legge 157/1992 era proprio il rapporto cacciatore-territorio, la stessa legge stabiliva gli ATC, ambiti territoriali di caccia, proprio per la necessità che il cacciatore operasse su uno o più aree, ben definite. Questo porta un duplice vantaggio: la responsabilità, ogni cacciatore ha familiarità con il proprio territorio di caccia, si sviluppa anche maggior attenzione e rispetto da parte di quei cacciatori meno rispettosi di regole e norme.

In secondo luogo viene facilmente controllata la densità venatoria, non si verifica la possibilità di concentrazione maggiore, ad esempio si evita la possibilità legale di un addensamento di cacciatori in zone interessate da rotte migratorie.

Tutto questo viene meno nel Ddl Orsi, che prevede ben 30 giorni di mobilità venatoria; tenendo conto che i giorni di caccia effettiva per singolo cacciatore sono circa 30/40 giorni, ben si comprende come i 30 giorni di mobilità siano equivalenti ad una quasi totale mobilità, una deregolarizzazione.

Arrivando a quello che già anticipava Lei prima, l’art. 4 prevede che più specie possano essere richiami vivi, anche senza l’utilizzo degli anellini identificativi per legittimarne la provenienza. Un certificato di provenienza (art. 5), sarà davvero sufficiente?

No, impossibile evitare che persone non corrette ne approfittino, l’anellino è molto difficile da rimuovere, scoraggia chi vuole utilizzare illegalmente i richiami vivi nel mercato nero o in altro.. Questa deregulation liberalizza in pratica la detenzione di illimitati uccellini da richiamo. Il Senatore Orsi ha pure risposto che elimina la pratica dell’anellino perché è fastidioso. Noi della Lipu ci chiediamo: è più fastidioso avere un anellino su una zampa, o essere detenuto tutta la vita in un gabbia minuscola, al buio, destinato ad essere un’esca o richiamo vivo? La Lipu ha intenzione di abolire questa pratica aberrante, oggi, nel 2009, con la cultura diffusa, una notevole sensibilità collettiva, dovremmo muoverci contro l’utilizzo dei richiami vivi.

L’art. 22 legalizza la caccia in valichi montani; tali aree sono oggi interdette alla caccia per un raggio di 1000 metri, in questo modo l’avifauna migratrice ha tranquillità per sostare, riposarsi, trovare ristoro etc.. Consentire lo svolgersi di attività venatorie anche in questi ambienti può comportare forme di disturbo, o aprire la possibilità del bracconaggio per la difficoltà strutturale di controllo?

Il discorso è che si apporterebbe sicuramente disturbo alla fauna migratrice; inoltre si offre anche qui un incentivo ai malintenzionati..già che possono essere lì, armati.. E poi la logica alla base è assurda, paradossale: si estende la caccia a questi territori perché le specie in esubero potrebbero spingersi fino a lì.. ma allora se queste si spingessero nelle città, nei giardini.. si aprirebbe la caccia ovunque in nome di questo esubero? Forse ci vuole un management di base, ben potenziato e mirato, queste invece sono ragioni palesemente strumentali.

 L’art.22 consente di portare armi, purché scariche e in custodia, lungo le vie di comunicazione di parchi e riserve. Consente inoltre di cacciare da veicoli, anche da natanti a motore spento. Quali conseguenze comportano queste nuove possibilità, soprattutto nelle zone umide, ecosistemi più che mai fragili?

Toccando l’argomento zone umide, è necessario ricordare un fatto, quasi mai menzionato (Io lo menziono infatti grazie a questa dritta, non per merito mio): esiste un accordo internazionale, l’AEWA -accordo per la conservazione degli uccelli acquatici migratori tra Africa ed Eurasia (vedi quadro normativo)- che chiede agli Stati coinvolti di proteggere i migratori. In questo accordo si vieta l’utilizzo di pallini al piombo nelle zone umide dal 2000. L’Italia, nel 2006 con legge 66/2006 proposta dal Ministro Frattini, recepì tale accordo e ne previde l’applicazione. Ad oggi, comunque, escluse le Zps (zone a protezione speciale -vedi quadro normativo), si caccia ovunque con pallini al piombo: ciò provoca problemi di saturnismo agli uccelli, un forte inquinamento degli ecosistemi naturali ed acquatici. Proprio questi rischi dovrebbe proibire un Ddl serio: bandire definitivamente il piombo.

Per arrivare alla caccia da natanti a motore spento: è una modalità molto invasiva, permette ai cacciatori di avvicinarsi in silenzio, cogliendo gli animali in situazioni più rilassate.. legalizza un modo subdolo, sleale di cacciare.

L’art 11, co 9,10 prevede invece il tanto discusso tirocinio di caccia per 16enni: cosa ne pensa?

I ragazzi a quell’età dovrebbero pensare a suonare la chitarra, a leggere; dedicarsi all’arte, alla musica, ai libri.. e non ai fucili. Inoltre i 16 anni di adesso non sono i 16 anni degli anni 50’, la maturità è diversa, il contesto in cui vivono, le pressioni a cui sono soggetti sono diverse. Da non sottovalutare inoltre il caso di paesi in cui la caccia a 16 anni è concessa: hanno conosciuto purtroppo eventi drammatici, stragi di giovani; Germania e Finlandia stanno ritornando sui loro passi, in Finlandia si sta pensando addirittura di portare l’età minima per cacciare non solo ai 18 anni, bensì a 21.. Questa politica correttiva dovrebbe far pensare.

Con l’art 16 sparisce il divieto di immettere fauna dopo il 31 agosto. Sapendo che l’attività venatoria apre a settembre, in teoria, questo articolo prevede la possibilità di immettere fauna in periodo di attività venatoria. Giusto?

Prima di tutto l’immissione e l’introduzione di fauna proveniente dall’estero crea squilibri non indifferenti, solo perché si vuole cacciare tanto e tanta fauna.. fenomeni che “drogano” l’ambiente. E poi gli animali immessi in periodo di caccia non avrebbero il tempo di ambientarsi al nuovo luogo.

È davvero necessario rivalutare tutta la materia; per come stanno le cose nel Ddl, si tratta di una sorta di esecuzione.

Anche perché, io non sono un’esperta di caccia, ma credo la finalità istitutiva delle aziende faunistiche venatorie sia quella di ricreare popolazioni animali stabili ed autosufficienti..

Il problema da rilevare è che in Italia non esistono dati su tutto ciò che gira intorno alla caccia, la legge 157 richiede dati, rapporti, analisi del livello di pressione venatoria.., ma in realtà non ci sono né a livello regionale, né a livello nazionale. Ciò mina nel fondamento l’attività venatoria: quest’ultima è sostenibile per la conservazione dell’ambiente? Come capire se la caccia esercitata ad oggi sia sostenibile? Non possiamo valutarla, non ci sono strumenti, misure.. Come rifare la legge 157? Su quali dati, su quali conoscenze? Ha funzionato? Come e perché? Questa è una riforma alla cieca, o meglio, una riforma che vede solo in una direzione..

A proposito di vedere, l’art 16 sancisce la possibilità di estendere la caccia dopo il tramonto. Ma come funziona? Cioè, il motivo è perché alcune specie tornano solo nel buio, o perché sono bersagli più facili perché nel nido?

Mi risulta che il tramonto sia quando il sole va a nascondersi oltre l’orizzonte.. ciò comporta una notevole riduzione della visibilità: già per gli esperti è difficile distinguere un piccolo esemplare di una determinata specie da un altro, figuriamoci una persona meno esperta, al buio. Inoltre, è vero, solo alcune specie ritornano proprio al calar del sole, e se tu non cacci proprio quella non sei in pace con te stesso?

Senza dimenticare il rischio, sparando al buio, anche per una specie in più, la nostra.

Sì in effetti.. comunque, ultima domanda: all’art. 27 si propone una riduzione dei ruoli e delle presenze dei guardia parco, guardie ecologiche e zoologiche.. Come valuta questo intervento in concomitanza al problema del bracconaggio in Italia?

Mentre l’Unione Europea emana una nuova direttiva sui reati ambientali, chiedendo che su determinate illegalità, caccia a specie protette, ci sia un rafforzamento delle pena, un enforcement, maggior vigilanza, chiede insomma un giro di vite per rispondere ad un problema grave, noi in Italia abbassiamo la tutela ed eliminiamo pure alcuni dei controllori. Che dire di più.

 

Grazie a Danilo Selvaggi,

Responsabile nazionale rapporti istituzionali Lipu

  vai a:

quadro normativo, intervista a Osvaldo Veneziano, intervista a Rodolfo Grassi

 

marta.mainini@amb-ire.com

 

La protezione della fauna selvatica: una vecchia questione… aprile 14, 2009

In un momento in cui è alta l’attenzione sul tema della tutela della fauna selvatica, in seguito al Disegno di Legge sulla caccia avanzato dal senatore Franco Orsi, propongo alcuni estratti di un articolo scritto da Dino Buzzati nel 1948, in cui l’autore esprime la propria preoccupazione circa la protezione di alcune specie in pericolo di estinzione.

Con un po’ di rammarico mi accorgo che questo articolo, risalente a 60 anni fa, è in alcuni punti e nelle intenzioni molto attuale!

orso

“Mi preoccupano gli stambecchi, mi preoccupano le magnifiche specie di orsi e dei camosci d’Abruzzo, del daino e del muflone di Sardegna, penso alla piccola foca monaca che ho giorno ho visto emergere dalle acque del Mediterraneo, ma la mia malattia, forse voi lo sapete, è l’orso bruno dell’Adamello e del Brenta. Per queste povere bestie che si stanno arroccando lassù in una suprema difesa, io invoco consiglio e protezione. A noi decidere: il loro habitat naturale dovrà mutarsi in una tomba o diventare luogo di rigenerazione e di vita?

Soltanto nel Gran Paradiso – merito di Renzo Videsott, commissario del parco nazionale – i famosi stambecchi, orribilmente decimati durante la guerra, hanno avuto una bella ripresa. Ma da tutte le altre parti giungono S.O.S. I caprioli in Val Trafoi sono finiti tutti in padella o sugli spiedi. I cervi della zona dell’Ortles Cevedale sono sempre più minacciati, di orsi bruni non ne restano che 24, la civiltà impesta progressivamente selve e monti. All’estero, col sistema dei parchi nazionali si sono fatti miracoli; negli Stati Uniti, nel Canadà, nel Sud Africa, in Svizzera, perfino dell’Eurasia sovietica.

L’Italia è buona ultima, eppure a noi è stato affidato dalla sorte il destino di varie e preziose specie. Ma che importa – dirà qualcuno – se l’orso scomparisse dalle Alpi? E’ un po’ come chiedere perché sarebbe un guaio se il “Cenacolo” di Leonardo andasse in polvere. Sarebbe un incanto spezzato senza rimedio, una nuova sconfitta della già mortificatissima natura; perché quanto più si estende sulla terra vergine il dominio dell’uomo, tanto più diminuiscono le sue possibilità di salvezza, e a un certo punto egli si troverà prigioniero di se stesso, gli verrà meno il respiro e per un angolo di autentico bosco sarà disposto a dar via tutte le sue diaboliche città, ma sarò troppo tardi, delle antiche foreste non rimarrà più una fogliolina.”


Da “S.O.S. per l’orso alpino e altre povere bestie” in Le Montagne di Vetro, Dino Buzzati.

silvia.ferrari@amb-ire.com

 

Dipende dagli Orsi marzo 4, 2009

Dal Senato della Repubblica parte in questi giorni uno dei più gravi attacchi alla Natura, agli animali selvatici, ai parchi, alla nostra stessa sicurezza: un disegno di legge di totale liberalizzazione della caccia. E’ firmato dal senatore Franco Orsi. Animali usati come zimbelli, caccia nei parchi, riduzione delle aree protette, abbattimenti di orsi, lupi, cani e gatti vaganti e tante altre nefandezze. La legge 157/1992, l’unica legge che tutela direttamente la fauna selvatica nel nostro Paese, sta per essere fatta a pezzi.

Fermiamoli!!!

Ecco la lista degli orrori:

  • Sparisce l’interesse della comunità nazionale e internazionale per la tutela della fauna.
  • L’Italia ha un patrimonio indisponibile, che è quello degli animali selvatici, alla cui tutela non è più interessato!
  • Scompare la definizione di specie superprotette. Animali come il Lupo, l’Orso, le aquile, i fenicotteri, i cigni, le cicogne e tanti altri, in Italia non godranno più delle particolari protezioni previste dalla normativa comunitaria e internazionale.
  • Si apre la caccia lungo le rotte di migrazione. Un fatto che arrecherà grande disturbo e incentiverà il bracconaggio, in aree molto importanti per il delicatissimo viaggio e la sosta degli uccelli migratori.
  • Totale liberalizzazione dei richiami vivi! Sapete cosa sono i richiami vivi? Gli uccelli tenuti prigionieri in piccolissime gabbie per attirarne altri. Già oggi questa pessima pratica è consentita, seppure con limitazioni. Ma il senatore Orsi vuole liberalizzarla totalmente. Sarà possibile detenerne e utilizzarne un numero illimitato. Spariranno gli anelli di riconoscimento per i richiami vivi. Sarà sufficiente un certificato. Uno per tutti! Tutte le specie di uccelli, cacciabili o non cacciabili, potranno essere usate come richiami vivi. Anche le peppole, i fringuelli, i pettirossiŠ
  • I cacciatori diventeranno automaticamente tassidermisti, senza dover rispettare alcuna procedura. Animali uccisi e imbalsamati senza regole. Quanti bracconieri entreranno in azione per catturare illegalmente animali selvatici e imbalsamarli?
  • Mortificata la ricerca scientifica. L’Autorità scientifica di riferimento per lo Stato (l¹Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica, oggi ISPRA) rischia di essere completamente sostituta da istituti regionali. Gli istituti regionali rilasceranno pareri su materie di rilevanza nazionale e comunitaria. Potenziale impossibilità di effettuare studi, ricerche e individuazione di standard uniformi sul territorio nazionale.
  • Si apre la caccia nei parchi a specie non cacciabili. Un’incredibile formulazione del Testo Orsi rende possibile la caccia in deroga (cioè la caccia alle specie non cacciabili) addirittura nei Parchi e nelle altre aree protette!
  • Saranno punite le regioni che proteggono oltre il 30% del territorio regionale! Norma offensiva! Chi protegge “troppa” natura sarà punito. Come se creare parchi dove la gente e gli animali possano vivere e muoversi sereni, fosse un reato!
  • Licenza di caccia a 16 anni. Invece che educare i ragazzi al rispetto, ecco a voi i fucili!
  • Liberalizzato lo sterminio di lupi, orsi, cervi, cani e gatti vaganti eccetera! Un articolo incredibile, che dà a i sindaci poteri di autorizzare interventi di abbattimenti e eradicazione degli animali, in barba alle più elementari norme europee. Basterà che un singolo animale “dia fastidio”. Un vero e proprio Far West naturalistico.
  • Leggi regionali per cacciare specie non cacciabili. Non sono bastate quattro procedure di infrazione dell’Unione europea, non sono bastate due sentenze della Corte Costituzionale. Il senatore Orsi regalerà a Veneto e Lombardia, ovvero agli ultrà della caccia, la possibilità di continuare a cacciare specie non cacciabili, e di farlo con leggi regionali. E le multe europee le pagheremo noi!
  • Caccia con neve e ghiaccio. Si potrà cacciare anche in presenza di neve e ghiaccio, cioè in momenti di grandi difficoltà per gli animali a reperire cibo, rifugio, calore.
  • Ritorno all’utilizzo degli uccelli come zimbelli! Puro medioevo! Le civette legate per zampe e ali e utilizzate come esca!
  • Ridotta la vigilanza venatoria. Le guardie ecologiche e zoofile non potranno più svolgere vigilanza! Nel Paese con il tasso di bracconaggio tra i più alti d’Europa, cosa fa il Senatore Orsi? Riduce la vigilanza!
  • Cancellato l¹Ente Nazionale Protezione Animali dal Comitato tecnico nazionale. Le associazioni ambientaliste presenti nel Comitato sulla 157 saranno ridotte da quattro a tre. L¹ENPA, storica associazione animalista italiana, viene del tutto estromessa.

E altro, tanto altro ancora.

Diffondete questo documento, iscrivetevi alle liste in difesa degli animali selvatici che stanno nascendo sui blog, su Facebook, scrivete ai parlamentari, scrivete ai senatori della Commissione Territorio e Ambiente,

http://www.senato.it/loc/link.asp?tipodoc=scom&leg=16&tipo=0&cod=13

…partecipate alle iniziative che saranno organizzate!

Evitiamo che l’Italia precipiti in questa forma di barbarie. La natura è la nostra vita.