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La “sporca decina” gennaio 19, 2009

 

Monossido di azoto, monossido di zolfo, benzene, cadmio, cromo, mercurio, piombo, idrocarburi policiclici aromatici, diossine, furani e monossido di carbonio.

 

Secondo i dati di Arpa Puglia dell’Ines, questi sono gli inquinanti di cui L’Ilva di Taranto detiene i record di emissione; si pensi anche solo al contributo della citata acciaieria all’immissione in atmosfera del monossido di carbonio: l’80% del totale fra le industrie italiane.

In articoli precedenti abbiamo già parlato del territorio pugliese, delle sue preoccupazioni e delle speranze in un cambiamento riposte nella legge regionale sulle diossine e furani approvata a fine 2008 dalla Regione Puglia e in una presa di posizione più forte del Ministero dell’Ambiente che, attraverso l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) potrebbe fissare  limiti alle emissioni inquinanti precisi e sicuri. Per ora, comunque, la gente continua a respirare tutto ciò che i camini dell’acciaieria rigurgitano.

L’unica azione intrapresa in questi giorni arriva dalla campagna Mal’Aria di Legambiente, attraverso la quale si intende lanciare un segnale di sfida: sono stati appesi alle finestre nel quartiere Tamburi, uno dei più colpiti dall’inquinamento industriale, le così dette lenzuola “acchiappa-smog”: saranno proprio queste lenzuola bianche, giorno dopo giorno, ad assorbire il malessere dell’aria e ad annerirsi di conseguenza. Quando la “sporca decina” avrà lasciato il segno su di esse, verrano raccolte e portate come simbolo al Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, con la speranza che qualcosa finalmente venga fatto, perché non è possibile che in Italia esista una normativa tra le più permissive in Europa, che permette ad industrie malfunzionanti di rientrare nei parametri di legge solo perché lo Stato stesso stabilisce soglie inefficaci: ciò che da noi si può fare, in altri paesi europei viene bandito perché nocivo per la salute pubblica.. e, ahimè, il corpo umano è uguale ovunque..ciò che fa male a un polmone francese, in teoria, fa male a un polmone italiano.

 

Allora, teniamo alta l’attenzione sulla vicenda, perché l’aria è una risorsa preziosa, ed è davvero stupido, all’inizio del 2009, dover morire di inquinamento.

 

Marta Mainini

 

 

 

 

Lavoro e ambiente. Due diritti conciliabili? dicembre 10, 2008

Filed under: Attualità,Educazione ambientale — marta mainini @ 4:14 pm
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Torniamo a riflettere sul diritto ad un ambiente salubre e il diritto al lavoro, due pilastri della società moderna e democratica, o almeno, lo dovrebbero essere.

Ricerche e analisi scientifiche portate avanti da Arpa Puglia, Ines, Peacelink, Ail.., hanno rivelato nelle zone vicine agli stabilimenti dell’acciaieria Ilva una quantità di diossina pari al totale di quella emessa dalle industrie di Austria, Regno Unito, Svezia e Spagna: più o meno 171 grammi all’anno contro i 166 delle quattro nazioni europee.

Questi sono dati allarmanti, che devono essere presi in mano e affrontati. Soprattutto se valutati insieme ai dati diffusi dall’associazione Peacelink e dalla sezione tarantina dell’Ail, associazione contro le leucemie, secondo le quali un bambino che vive a ridosso dell’area industriale inala in media l’equivalente di benzopirene (il più cancerogeno tra gli idrocarburi policlinici aromatici) contenuto in due sigarette, per un totale di 780 sigarette all’anno.

Il Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola esprime la propria preoccupazione rispetto alla rimozione di professionisti dall’incarico di decidere se concedere all’Ilva l’Autorizzazione integrata Ambientale (Aia), valutazione necessaria per la prosecuzione dell’attività produttiva della stessa acciaieria. Il Ministro Stefania Prestigiacomo ha infatti nominato tecnici di sua fiducia al loro posto; Nichi Vendola afferma: “Una decapitazione del sapere tecnico-scientifico che dà forte ragione di inquietudine”.

 

La Regione Puglia ha così deciso di proseguire da sola la battaglia per posti di lavoro sani e ha presentato una proposta di legge che imponga all’Ilva e alle altre aziende sul territorio regionale la riduzione delle emissioni inquinanti. “Qui si vuol far credere – spiega ancora il presidente pugliese – che in realtà non c’è niente da fare. Che o c’è la fabbrica con tutti i suoi veleni, o c’è una salubrità mentale assediata dalla disoccupazione. Ci si mette davanti all’opprimente aut aut che o si muore di cancro o si muore di fame. Invece investendo nelle tecnologie quelle riduzioni possono  arrivare. In caso contrario, meglio una vita da povero che una morte sicura”.

marta.mainini@amb-ire.com

 

Diritto al lavoro o diritto ad un ambiente salubre? dicembre 4, 2008

 

Negli ultimi giorni di Novembre a Taranto ci sono stati movimenti significativi, che necessitano una riflessione: un corteo di cittadini, autorità locali e associazioni ambientaliste ha manifestato contro l’attività inquinante dell’acciaieria Ilva.

Ben diciotto associazioni ambientaliste, unite nella sigla Alta Marea, più cittadini – oltre 20.000 persone hanno manifestano per sostenere che i diritti dell’ambiente e i diritti del lavoro possono e devono coesistere, anche a Taranto, dove il lavoro, il più delle volte, si chiama Ilva.

Uno dei maggiori problemi di tale attività è rappresentato dalle  emissioni inquinanti: secondo i dati Ines (Inventario Nazionale delle Emissioni e loro Sorgenti)*, nei cieli italiani viene riversato il 9% della diossina prodotta in Europa e secondo l’Arpa, la diossina viene in buona parte dai camini dell’Ilva.

Al corteo contro l’inquinamento svoltosi lo scorso 29 novembre ha partecipato anche l’Ail, l’associazione contro le leucemie. La Presidente Paola d’Andria ha in tale occasione precisato: “La situazione in città è drammatica. L’aumento di patologie tumorali è impressionante: ogni giorno incontriamo bambini e ragazzini che si ammalano di linfomi, giovani donne in gravidanza, anziani e operai Ilva». Il punto cruciale su cui ruota la questione è: la citata acciaieria sostenta molte famiglie, dà lavoro, ma ad un prezzo troppo alto. E’ arrivato il momento di affrontare il problema, perché esiste una possibile conciliazione fra posti di lavoro e salute. Deve essere trovata. Il coordinatore della rete Alta Marea Giuseppe Merico afferma: “..così come non si deve morire di cancro, non si deve morire di fame. Siamo in Europa, e in Europa si può.”

 

Il nostro impegno sarà seguire la vicenda e mantenere vigile l’attenzione. Prossimi approfondimenti a breve.

*INES (Inventario Nazionale delle Emissioni e loro Sorgenti) ed EPER (European Pollutant Emission Register) sono registri integrati nati nell’ambito della direttiva 96/61/CE, meglio nota come direttiva IPPC (Integrated Pollution Prevention and Control). Essi sono il risultato di un approccio integrato alla gestione ambientale che coinvolge i governi, le industrie e il pubblico e dà la possibilità a quest’ultimo di esercitare il proprio diritto di accesso ad informazioni ambientali in maniera semplice attraverso la moderna tecnologia.

 

 

marta.mainini@amb-ire.com