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Possiamo cambiare il passato? aprile 9, 2009

 

Il famoso economista Jeremy Rifkin, in occasione dell’incontro con gli studenti dell’Università la Sapienza di Roma per l’anniversario dei 10 anni di Banca etica, ha ribadito che di fronte allo stato dell’ambiente, ai cambiamenti climatici e alla crescente domanda di energia dei paesi in via di sviluppo, il nucleare non rappresenta affatto una risposta corretta ed esaustiva: “oggi in tutto il mondo sono presenti 430 centrali che realizzano solo il 5% dell’energia, quindi per poter arrivare ad avere un impatto sul clima (ridurre le emissioni di anidride carbonica) dovrebbero produrre il 20% dell’energia totale, ma questo significherebbe costruire tre centrali ogni trenta giorni per 10 anni, visto che ne sarebbero necessarie 2.000”. Inoltre, ha ricordato che “nel 2025 le scorte di uranio si esauriranno” e che “già non c’è abbastanza acqua per raffreddare i reattori, basti pensare che solo la Francia utilizza il 40% delle risorse idriche a questo scopo”.

Non dimentichiamoci poi dell’insidia delle scorie: “Non sappiamo ancora come trasportarle e stoccarle. Gli Stati Uniti hanno investito 8 miliardi di dollari in 18 anni per stoccare i residui all’interno di montagne dove avrebbero dovuto restare al sicuro per quasi 10 mila anni. Bene, hanno già cominciato a contaminare l’area”.

L’economista “green” aggiunge con grande sensibilità come un inizio di soluzione reale e locale possa incarnarsi nel “far diventare le nostre case centrali energetiche” trovando l’energia nel nostro giardino, prendendola “dal terreno e dal sole”. Potrebbe inoltre aiutare a diminuire il consumo di energia della nostra individuale impronta ecologica la riduzione del nostro consumo di carne, la cui produzione sembra esser causa di una notevole produzione di metano e anidride carbonica..

Ed ammettendo anche il contributo che la costruzione di centrali nucleari potrebbe portare al bilancio energetico italiano, forse ora è davvero giunto il momento di chiedersi se il nostro Paese è strutturalmente e fisicamente idoneo ad ospitare questi corpi estranei. Dove andrebbero localizzate queste centrali? E dove andrebbero stoccate le scorie? Evitiamo la solita polemica nimby (not in my back yard), d’accordo, ma di fatto, dove andranno messe queste scorie? E le centrali? Dietro il giardino dei nostri ministri proponenti il nucleare? Voi che credete? E poi l’uranio andrà esaurendosi, il suo prezzo quindi aumenterà.. Non so, serve altro?

Forse si, purtroppo.

Volgendo profondo cordoglio e la massima solidarietà alle vittime del terremoto in Abruzzo, alle loro famiglie e a tutta la comunità che si è vista spogliata dei propri averi, del proprio ambiente di vita, della propria sicurezza, pensando proprio a questa tragedia, a queste perdite, mi chiedo se non sia almeno possibile imparare dagli errori fatti in passato, evitando questa volta di costruire dove non si deve, di cementificare aree poco sicure.. Possiamo cambiare il passato? Far girare l’orologio all’indietro ed evitare la morte di centinaia di persone?

Il momento che stiamo vivendo oggi sarà il passato del nostro futuro, possiamo quindi agire adesso in modo sostenibile e previdente, non permettendo lo sfruttamento edilizio e la speculazione, non permettendo la costruzione di masse tumorali nel nostro ambiente di vita. Possiamo, ora, fare qualcosa affinché in futuro tragedie come queste non accadano più. Se questo preciso momento storico sarà passato, si, possiamo agire per cambiare le cose, per migliorarle, per avere un futuro in cui sentirsi più sicuri.

L’Italia è un territorio piccolo, stretto, il rischio sismico esiste.. dobbiamo davvero rischiare altre vite costruendovi delle centrali nucleari, ampliando case e costruendo in totale deregulation?

marta.mainini@amb-ire.com

 

Duemila e venti..vecchi? marzo 3, 2009

 

4 centrali nucleari in Italia previste per  il 2020, questo è quanto Italia e Francia  hanno concordato lo scorso 25 febbraio.

I Presidenti delle regioni Puglia, Piemonte, Lazio , Alto Adige, Toscana, il sindaco di Ragusa e di Viterbo hanno espresso la propria opposizione rispetto ad una eventuale costruzione di insediamenti nucleari nei rispettivi territori di competenza.  Il governatore della Lombardia Formigoni ha per il momento accennato un “vedremo, valuteremo, verificheremo”.

Nichi Vendola invece, Presidente della regione Puglia, ha sostenuto il proprio parere negativo ricordando la struttura del territorio italiano: “una striscia allungata e densamente popolata, un Paese la cui antropizzazione è così capillare che è difficile immaginare il ritorno a cicli industriali insolubili”.

Senza voler cadere nella ben conosciuta sindrome Nimby –not in my back yard- , vorrei  solo porre uno spunto di riflessione su due elementi: il primo riguarda la possibile inadeguatezza di centrali nucleari progettate e finanziate ora, con tecnologie già ad oggi messe in discussione più volte*, la cui realizzazione completa finirà, se non ci saranno ritardi (cosa alquanto strana in Italia..) nel 2020.. non è una corsa contro il tempo persa in partenza? Pare che invece di giocare con il tempo a loro favore, investendo in energie nuove e pulite, gli italiani vogliano a tutti i costi investire anni e sforzi per realizzare qualcosa che nascerà già vecchio..la tecnologia definita ora per il progetto, risulterà quasi sicuramente sorpassata nel 2020.. purtroppo.

Il secondo punto è già stato accennato: non sarebbe forse più conveniente investire tutti questi sforzi e questi soldi nelle energie pulite, creando alternative valide, nuovi posti di lavoro, efficienza energetica ed ambientale, riducendo allo stesso tempo le sostanziose multe che il nostro Paese si troverà a dover pagare se la sua attenzione ambientale rimarrà su questi standards?

Mercedes Bresso, Presidente della Regione Piemonte, ha ricordato a questo proposito che proprio il Piemonte ha scelto di puntare sulle energie rinnovabili, investendovi 300 milioni di euro fino al 2013, producendo opportunità di lavoro e migliorando la qualità del territorio.

Dobbiamo scegliere se nascere vecchi, o invecchiare con spirito giovane.

 

*Un’inchiesta del quotidiano britannico “The Independent” ha rivelato che le centrali nucleari di nuova generazione sono più pericolose, in caso di incidente, di quelle vecchie. Nonostante infatti il verificarsi di incidenti sia un’ipotesi meno probabile grazie alle nuove tecnologie, un eventuale incidente provocherebbe una fuoriuscita di radiazioni maggiore e potrebbe fare anche il doppio delle vittime.

 

Marta.mainini@amb-ire.com