Amb-ire

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un bicchiere mezzo vuoto? novembre 19, 2009

 

Ci stanno provando in tutti i modi. L’acqua è un bene di tutti.

http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/politica/salva-infrazioni/fiducia-ronchi/fiducia-ronchi.html

Nel libro “Ponte sullo Stretto e Mucche da mungere” edito da Terrelibere.org, viene purtroppo ben descritto il caso della privatizzazione dell’acqua in Calabria, e non solo.

Direi che a questo punto il bicchiere per i cittadini è mezzo vuoto, mentre inizierà presto a straboccare per i privati interessati all’oro blu.

Ma io mi chiedo, se lo Stato deve occuparsi della “cosa pubblica” e l’acqua è uno dei beni primari, non dovrebbe saper gestire questo servizio in maniera decente senza dover ricorrere ai privati?

Che bel paese l’Italia.

marta.mainini@amb-ire.com

 

vita meschina ottobre 7, 2009

Manteniamo alta l’attenzione su ciò che è successo a Messina, sulle politiche del nostro governo, sulle scelte che si faranno.

Qui trovate un aggiornamento a cura di Luigi Sturniolo e Antonello Mangano:

http://terrelibere.org/terrediconfine/3855-messina-aggiornamenti-dal-laboratorio-della-shock-economy

 

Stasera ripartirà anche il programma Exit su la7 analizzando l’accaduto di Messina, vediamo come affronteranno l’argomento.

Ci aggiorniamo nei prossimi giorni.

 

marta.mainini@amb-ire.com

 

Festival internazionale dell’ambiente settembre 19, 2009

Dal 25 al 28 ottobre 2009 si terrà a Milano e provincia il Festival Internazionale dell’Ambiente, una serie denergia_pulitai incontri ed eventi di carattere internazionale volti a promuovere la sensibilità ambientale a tutti  i livelli.

Sarà affrontato ampiamente il tema legato all’energia con momenti di intrattenimento e coinvolgimento.

Per ulteriori informazioni http://festivaldellambiente.com/

 

silvia.ferrari@amb-ire.com

 

niente più sbarchi? agosto 30, 2009

Sempre più spesso in Italia, quando non si riesce ad affrontare una questione seriamente, si ricorre ai giochi di prestigio.

Ad esempio, non si riescono a diminuire le emissioni inquinanti nelle grandi città, il traffico, l’inquinamento, quindi non si riesce a rispettare la stessa normativa italiana a riguardo… soluzione? Il Governo stabilisce nuovi parametri da rispettare, espandendo i vincoli precedenti: ecco che ora, magicamente, si rientra nei termini di legge: non per virtuosismo nel diminuire la produzione di particelle sottili in atmosfera, ma semplicemente perché ora possiamo produrne di più, rimanendo in regola.

Avevo già evidenziato questa approccio fattucchiero del governo italiano in uno scorso articolo , utilizzando a mio avviso un paragone che ben rende l’idea dell’inutilità di queste “politiche magiche”: è come se un paziente afflitto da alta pressione si trovasse di fronte un medico che, incapace di guarirlo in modo serio, semplicemente cambiasse i parametri scientifici e stabilisse nuovi limiti di pressione: eccoci qui signor paziente, da oggi per soffrire di pressione alta si deve avere un valore superiore a 200, quindi lei si può ritenere guarito. Semplice, no?

Con estremo rammarico mi trovo ora, davvero imbarazzata, a dover constatare come questa modalità di intervento sia stata applicata anche alle persone. Passino l’inquinamento, le quote di traffico, di pulviscolo sospeso…, ma pretendere di far sparire in un vuoto spazio-temporale delle persone è davvero una cosa ignobile.

Parlo dei migranti. Di quegli uomini che da anni fuggono dalle loro terre, scappano da un sistema malato, per lo più deturpato proprio da quelle persone a cui oggi chiedono rifugio. Intendo quegli uomini che dall’oggi al domani, grazie alla politica fattucchiera italiana, sono teoricamente spariti.

Tutte quelle ondate di persone che quasi quotidianamente si imbarcano dalle coste libiche dopo mesi di stenti, violenze, miseria e passano giorni in mare, in attesa delle coste italiane…, questi uomini, che fine fanno? Soprattutto ora che il Governo italiano ha deciso debbano sparire, come nel “trucco” dell’inquinamento o della pressione: da oggi niente più sbarchi, garantito.

Ma le cause che spingono queste persone a gettarsi in mare pur di abbandonare il territorio africano, le ragioni reali alla base di questa radicata migrazione di uomini, sono state affrontate? E tutti questi individui, dove andranno? Dove arriveranno? Che fine faranno in mare? O che fine faranno in territorio libico?

Perché lo sappiamo vero, almeno questo, che non basta una decisione presa a tavolino da tre politici per fermare queste fughe?

Le persone che non riescono a partire rimangono in zona libica, non si sa in quali condizioni. Quelle che riescono ad imbarcarsi si perdono in mare, non vengono soccorse, o vengono trovate e incriminate. Di tutte le migliaia di uomini che partono, nei TG nazionali si ha ormai notizia di pochi. Che fine fanno tutti gli altri? In quali condizioni sono costretti a vivere e morire, nel silenzio generale?

Non so nemmeno io cosa dire, cosa aggiungere. Quindi vi lascio con alcune foto che ho scattato  presso il cimitero delle barche di Lampedusa, estate 2009.  Giusto per non stare in silenzio.

marta.mainini@amb-ire.com

 

Siamo tutti barboni giugno 23, 2009

 

A parte tutte le questioni politiche, sociali ed ambientali intorno alla costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina (che pure non son poche) io mi chiedo una cosa semplice: perché un qualsiasi giovane italiano, laureato o diplomato, per ottenere un buon lavoro sia costretto a fare mille colloqui, presentare un curriculum vitae dettagliato, con esami sostenuti, voti eccellenti, lavori passati con ottime referenze… mentre una società come Impregilo, con il pessimo curriculum che si ritrova, si aggiudica senza troppo clamore i lavori per il Ponte? Ma come è possibile?

Anche perché il Ponte, già nel caso in cui venisse realizzato in modo impeccabile, comporterebbe delle conseguenze ambientali e sociali immense; se poi dobbiamo fare i conti con le solite costruzioni all’italiana, le possibili infiltrazioni mafiose, il tentativo di risparmio utilizzando materiali scadenti e saltando qualche controllo…  cosa ci ritroveremo fra qualche anno? La mia paura è proprio quella di trovare un territorio deturpato e milioni di euro buttati per niente, mentre avrebbero potuto essere investiti in qualcosa di più utile.

Ma con un curriculum così, come ha fatto Impregilo ad aggiudicarsi l’appalto? E’ come se a scuola uno dei peggiori studenti della classe vincesse l’esosa borsa di studio tanto agognata e i “poveri”, meritevoli studenti, che hanno rispettato i termini di studio e superato brillantemente gli esami rimanessero a guardare.

Per esser più chiara, Impregilo è la stessa società responsabile delle case di sabbia in Abruzzo, dell’ammodernamento dell’autostrada Salerno-Regio Calabria (eterna incompiuta)… “Su Impregilo pesano le ombre dell’inchiesta giudiziaria aperta a Monza per falso in bilancio, false comunicazioni sociali ed aggiotaggio. (..) Impregilo, nonostante la gara per il Ponte sullo Stretto, i megappalti per l’ammodernamento della Salerno-Reggio Calabria, il Passante di Mestre e il sistema Mose a Venezia, attraversa una forte crisi e risulta fortemente indebitata con alcuni dei maggiori gruppi bancari i quali, per il tortuoso sistema tutto italiano degli incroci azionari, si trovano a detenere rilevanti quote della società di cui sono creditrici” (A.Mangano e A. Mazzeo, Il Mostro sullo Stretto, Sicilia Punto L, www.terrelibere.org).

E per dirla tutta “Impregilo è il colosso italiano (…) che dalla Colombia al Guatemala, dalla Nigeria al Kurdistan, dal Lesotho all’Islanda, ha firmato megaopere devastanti dal punto di vista ambientale  e sociale (A. Mazzeo, Impregilo. I crimini del capitalismo italiano nel mondo, www.terrelibere.it/impregilo.htm).

Perché questa volta dovrebbe essere diverso? Perché con il Ponte dovrebbe andar meglio?

Come credete sia possibile che sia di nuovo Impregilo ad occuparsi dell’ennesimo gigante mangia soldi?

Rimanendo impassibili di fronte a queste assurdità stiamo diventando tutti barboni. 

Non facciamo altro che dormire sotto al Ponte.

marta.mainini@amb-ire.com 

 

Il Piano casa, a cura di Ilaria Villa maggio 7, 2009

La Politica intesa come attività che produce le migliori scelte per una determinata società e per le risorse di cui essa dispone ha sempre seguito disegni collettivi più o meno precisi. Qualsiasi tipo di attività politica (economica, sociale, ambientale) si presume, infatti, abbia quale obiettivo il miglioramento delle condizioni correnti, siano esse economiche, sociali o ambientali, attraverso l’analisi delle condizioni attuali e delle previsioni/aspettative future. In questa prospettiva qualsiasi tipo di pianificazione (economica, sociale, ambientale ecc…) costituisce un’attività basilare per l’azione politica. Alla base di ogni buona pianificazione, che possa definirsi tale, ci sono regole. Bastano poche regole purché siano certe, chiare e uguali per tutti. In quasi tutti i Paesi d’Europa, per gli ambiti d’azione strategica, vi sono sistemi di regole certi, chiari e uguali per tutti.

Sì, questo accade in quelle società guidate da Politici che hanno a cuore il benessere collettivo e non considerano il loro Paese come un immensa azienda il cui unico senso è il profitto. Ma in quale delle due categorie si collocherà mai l’Italia?

Pensate alle ultime proposte di legge e decreti. Lupi, Bondi, Orsi, e al Piano Casa. Avete pensato bene? Ora datevi una risposta.

Se siamo in questa situazione è colpa di tutti. In Italia ci sono due maggioranze e una minoranza. Quelli che hanno votato questo governo, anzi, questa classe politica, e quelli che a forza di fare sterili critiche si sono creati la loro prigione di superiorità. La minoranza sono invece quelle associazioni e quelle organizzazioni, di privati cittadini, che ogni giorno agiscono nel loro piccolo per cercare di alzare il livello culturale, per arrivare là dove la politica s’è dimenticata di guardare. Parlo ovviamente della politica nazionale, perché poi, a livello locale si assiste a qualche piccolo ma significativo virtuosismo; mi riferisco a Domenico Finiguerra e al suo PGT a crescita zero o al comune di Capannori e al suo giovane assessore all’ambiente Alessio Ciacci che hanno aderito alla “Strategia rifiuti zero”.

Certo, qualcuno potrebbe obiettare che sono tutti bravi a giudicare facendo discorsi generalisti. E avrebbe ragione. Proprio per ciò con questo articolo vi offrirò qualche dato su cui riflettere:

1.  in Italia non esistono statistiche ufficiali relative al consumo di suolo. Ad oggi gli unici dati derivano dal CRESME (Centro Ricerche Economiche Sociali di Mercato per l’Edilizia e il Territorio). I dati ottenibili riguardano però i volumi di edificato realizzati ed espressi in metri cubi o in vani. Unico conforto arriva da una recente iniziativa del Dipartimento di Architettura e Pianificazione del Politecnico di Milano (DiAP), dell’INU e di Legambiente che hanno dato avvio all’Osservatorio Nazionale del Consumo di Suolo (ONCS) il cui obiettivo è sanare questa gravissima lacuna.

2.  «Secondo i dati Eurostat, in Italia nell’ultimo decennio del 2000 le costruzioni hanno sottratto all’agricoltura circa 2.800.000 ha di suolo. Ogni anno si consumano 100.000 ha di campagna, pressochè il doppio della superficie del Parco Nazionale dell’Abruzzo. D’altra parte l’Italia è anche il primo paese d’Europa per disponibilità di abitazioni; ci sono circa 26 milioni di abitazioni, di cui il 20% non sono occupate, corrispondenti a un valore medio di 2 vani a persona. Ciononostante, il suolo agricolo è sempre ritenuto potenzialmente edificabile»[i] (Treu M. C., 2004).

3.  secondo il rapporto EEA (Agenzia Europea per l’Ambiente) del 2006 evidenzia che la nazione che più in assoluto ha consumato territorio è la Germania, seguita Francia, Spagna e Italia (Fig.1)

Fig.1: Consumo di suolo; percentuale relativa ai ventitre Paesi europei considerati. Fonte: http://www.eea. europa.eu

Va, tuttavia, precisato che i dati riguardanti l’Italia sono sottodimensionati in quanto la risoluzione spaziale delle basi dati Corine Land Cover 1990 e 2000 è basata su un’unità minima di 25 ettari. Ne consegue che tutte le urbanizzazioni di pochi ettari non sono state considerate. (Pileri P., 2007).

Altro aspetto fondamentale nel considerare il caso italiano a confronto con gli altri paesi europei, è il fatto che le trasformazioni avvenute vanno attribuite per il 60%, a realizzazioni residenziali, per il 30% a quelle industriali e commerciali; solo l’1% di tutto il consumo di suolo è stato destinato a infrastrutture e reti di trasporto. Questo dato risulta ancor più allarmante se si considera che il fabbisogno abitativo è più che soddisfatto ed il 20% delle abitazioni non sono occupate. (Fig.2).

presentazione13

Fig.2: Elaborazione grafica dell’autore sulla base dei dati disponibile su www.eea.europa.eu.

Fonte: www.eea.europa.eu

A fronte di questi dati vediamo cosa propone il “Piano Casa” proposto lo scorso 23 marzo. Nella pratica questo decreto, come ben sappiamo, non nasce dalla necessità di dare casa a chi non ce l’ha o di offrire condizioni abitative dignitose a chi non può permetterselo bensì per dare una mano alla situazione economica italiana. Un sostegno al settore edile per risollevare l’Italia dalla crisi economica. Che geniale intuizione!

Ma veniamo ai contenuti del Decreto. Esso si basa su due elementi costitutivi:

1. la semplificazione delle procedure edilizie;

2. e la deroga per l’aumento delle cubature.

Inizialmente per dare attuazione a questi due “obiettivi” il “Piano Casa” prevedeva:

1.  l’eliminazione della “licenza edilizia” sostituita da un semplice “parere di conformità” effettuato da un tecnico con una perizia giurata; in sostanza chiunque, in qualsiasi momento, poteva grazie all’approvazione del geometra di fiducia aprire un cantiere nel giardino di casa senza per questo essere penalmente perseguibile.

2.  l’aumento del 20%, 30% e del 35% sia per edifici residenziali che commerciali anche in deroga ai piani vigenti.

La proposta di decreto prima d’essere approvata è passata al vaglio delle Regioni. Il 31

marzo, dopo lunghe trattative, si è giunti ad un accordo tra Stato e Regioni. Il Decreto Legge ne esce leggermente ridimensionato.

L’intesa raggiunta prevede:

  1. aumenti volumetrici del 20% per le abitazioni e del 35% nei casi di demolizione e ricostruzione, purché compiuti con tecniche di bio-edilizia; le volumetrie si riferiscono solo all’edilizia residenziale esterne ai centri storici ed alle aree protette che non verranno toccate dal piano casa, nel pieno rispetto dei programmi urbanistici.
  2. Ampliamenti fino al 20% e non oltre i 200 metri cubi
  3. La soglia si alza al 35% della volumetria esistente nel caso di interventi straordinari di demolizione e ricostruzione di edifici, a patto che vi sia un reale miglioramento della qualità architettonica esistente.
  4. Sburocratizzazione delle procedure. Il documento prevede che vengono introdotte forme semplificate e celeri per l’autorizzazione di questi interventi edilizi.
  5. Il testo prevede inoltre che il governo emani un decreto legge con l’obiettivo di semplificare alcune procedure di competenza esclusiva dello Stato per rendere più rapida ed efficace l’azione amministrativa di disciplina dell’attività edilizia. In particolare, le misure devono riguardare la previsione di un termine certo per il rilascio delle autorizzazioni e dei permessi, la ridisciplina di rilascio dell’autorizzazione paesaggistica, la semplificazione delle procedure di valutazione ambientale strategica (Vas), la fissazione dei principi fondamentali in materia di misure di perequazione e compensazione urbanistica.
  6. Infine, il governo si impegna ad aprire un tavolo di confronto con le Regioni e le autonomie locali per la definizione di un nuovo Piano casa per soddisfare il bisogno abitativo delle famiglie o particolari categorie che si trovano nella condizione di più alto disagio sociale.

Secondo questo accordo le Regioni hanno 90 giorni di tempo per emanare le norme per consentire l’attuazione del piano casa.

E del 27 aprile 2009 la notizia che nella prima settimana di maggio la Regione Lombardia presenterà la legge sul piano casa. Ad oggi si sa ancora poco sui contenuti del Decreto Legge e ancor meno delle leggi regionali che lo recepiranno. La speranza, forse vana, è che questa nuova legge non vada ad intaccare le, ormai, poche regole ancora vigenti in ambito urbanistico.


[i] Cfr.: Treu M. C., , Il sistema rurale: una sfida per la progettazione, intervento al Convegno Internazionale “Il sistema rurale. Una sfida per la progettazione tra salvaguardia, sostenibilità e governo delle trasformazioni”, Milano, 13 e 14 ottobre 2004, promosso con il Politecnico di Milano dalla Direzione Generale Agricoltura della Regione Lombardia.

 

Report: disegno di legge Orsi aprile 29, 2009

 

Report

Disegno di Legge Orsi

Si presenta di seguito la parte introduttiva del Report, composto di altre quattro sezioni.

Cliccando rispettivamente su: quadro normativoDanilo Selvaggi, Osvaldo Veneziano, Rodolfo Grassi, troverete gli approfondimenti desiderati.

Il presente Report nasce dall’esigenza, più volte esternata dalle diverse parti in causa, cittadini compresi, di capire e approfondire le dinamiche contenute nel Disegno di Legge presentato dal Senatore Orsi in via definitiva lo scorso 11 marzo 2009. L’iniziativa di intervenire sulla legislazione italiana in materia di caccia e territorio arriva dopo uno dei tanti ammonimenti dell’Unione Europea volto a richiamare l’Italia al rispetto delle direttive comunitarie e a sollecitare il nostro Paese a dotarsi di una struttura normativa valida ed efficiente in materia di tutela delle specie minacciate e degli ecosistemi naturali a rischio.

A fronte di questi richiami all’ordine, la proposta del Senatore Orsi di ammodernamento della legge 157/1992 (recante norme per la protezione della fauna selvatica e per il prelievo venatorio) ha fatto da subito discutere proprio perché è parsa, almeno ad alcuni, un passo indietro nella salvaguardia del patrimonio faunistico ed ambientale. Le modifiche proposte “riguardano la cattura temporanea e l’inanellamento, l’esercizio venatorio da appostamento fisso ed i richiami vivi, la definizione della zona faunistica delle Alpi, le forme di prelievo venatorio specialistico, la gestione programmata della caccia, la mobilità per l’esercizio della caccia alla fauna migratoria, la  disciplina delle aziende faunistico-venatorie e delle aziende agrituristico-venatorie, la gestione degli ungulati selvatici, la caccia alle specie opportunistiche ed invasive, il controllo faunistico, i divieti di caccia, la licenza di porto di fucile per uso di caccia e l’abilitazione all’esercizio venatorio, le tasse di concessione regionale, il fondo di garanzia per le vittime della caccia ed il risarcimento dei danni prodotti dalla fauna selvatica e dall’attività venatoria, la vigilanza venatoria e le sanzioni amministrative” (Intervento del Sen. Orsi in Commissione Territorio, Ambiente e Beni Culturali, 71ª Seduta, 11 marzo 2009).

Non abbiamo inserito appositamente una parte dettagliata riguardo i contenuti del Ddl, perché ci è sembrato di maggior stimolo alla lettura completa del lavoro presentare le modifiche rilevanti proposte da tale decreto nello svolgersi dei dialoghi con i nostri interlocutori.

Il nostro intento è stato dunque quello di chiarire, se pur brevemente, il quadro normativo attualmente vigente, al fine di creare una minima consapevolezza delle norme vigenti sul territorio italiano in materia ambientale; volendo rendere più vivo il confronto, abbiamo dato voce a tre rappresentanti delle categorie che si sono esposte nel dibattito riguardante il Ddl, chi a favore, chi contro.

Chi meglio di loro poteva accompagnarci nell’analisi del Ddl Orsi?

Troverete quindi tre interviste: una a Danilo Selvaggi, Responsabile nazionale dei rapporti istituzionali Lipu (Lega italiana protezione uccelli); la seconda a Osvaldo Veneziano, Presidente nazionale Arcicaccia; la terza a Rodolfo Grassi, Presidente Provinciale Fidc Milano.

La struttura del Report è libera, sullo stampo dei libri interattivi. Partite quindi da dove desiderate, saltate le parti che volete, il filo si ritrova sempre… Le domande rivolte ai nostri intervistati seguono una struttura comune, voluta appositamente per consentire ai lettori un confronto tra le varie posizioni esistenti; ovviamente, a seconda delle differenti competenze dell’intervistato, in ciascuna intervista sono stati approfonditi aspetti specifici .

Manca una voce in questo lavoro, quella del Senatore Orsi, cui ovviamente è stata a suo tempo richiesta l’intervista, in quanto proponente del Disegno di legge. Per il resto, se qualcuno avesse voglia di partecipare al dibattito in corso, mi contatti senza alcun problema: marta.mainini@amb-ire.com

Andiamo dentro le notizie; buona informazione.