Amb-ire

Promuovere l’ambiente attraverso l’educazione, l’informazione, la comunicazione

la prima pietra dicembre 23, 2009

23 Dicembre. Ci siamo. secondo i piani oggi inizieranno i lavori per il Ponte sullo Stretto.

L’altro ieri ha nevicato.

Oggi, per recarmi al lavoro, ho impiegato 3 ore e mezza circa. Praticamente tutti i treni soppressi, autobus sostitutivi che evitavano di fermarsi perchè troppo pieni per caricare altre persone. Freddo, molto freddo, stazioni senza panchine.

So che molti dei soldi per la costruzione del Ponte verranno dai privati (in teoria) ma quelche eurino lo tirerà fuori anche lo Stato, senza contare gli stipendi di ingegneri, amministratori. consulenti, che da anni vengono pagati per seguire il progetto Ponte.

Ma indirizzare queste risorse per un miglioramento della rete pubblica italiana, è così una cattiva idea?

Ah, dimenticavo, io dovevo arrivare a Milano, e ci sono arrivata grazie ad un passaggio in macchina. Non dovevo andare in un villaggio remoto, così per dire…

marta.mainini@amb-ire.com

Annunci
 

Ponte e Grandi opere all’italiana ottobre 26, 2009

Come alcuni di voi già sapranno, venerdì 2 e sabato 3 ottobre avrebbe dovuto svolgersi la presentazione del libro “Ponte sullo Stretto e mucche da mungere” (http://www.terrelibere.org/libreria/ponte-sullo-stretto-e-mucche-da-mungere ).

Purtroppo, in seguito al violento nubifragio di Messina, gli autori Luigi Sturniolo e Antonello Mangano non hanno potuto raggiungere l’aeroporto di Catania e partire per la Lombardia.

Avendo appreso dell’accaduto la mattinata di venerdì 2, abbiamo dovuto annullare l’incontro di venerdì stesso a Casatenovo (che speriamo di riuscire a recuperare a Dicembre) mentre siamo riusciti a mettere in piedi una presentazione sostitutiva sabato 3.

Come? Attraverso un collegamento Skype Varese-Messina con Antonello Mangano e un collegamento telefonico con Luigi Sturniolo. La serata è stata arricchita anche dalla proiezione del video “fratelli di Tav”, voluto per evidenziare proprio la stretta connessione tra il Ponte e le altre grandi opere all’italiana, che spesso diventano occasioni di speculazioni e perdite di denaro a danno dei cittadini e delle reali esigenze delle comunità locali, immolate in nome dei grandi, interminabili, cantieri.

Vi presentiamo un simbolico video-riassunto della serata, in cui non abbiamo potuto inserire parte del video Tav (per ovvie questioni di tempo) e purtroppo anche l’intervento di Luigi Sturniolo, che risulta poco udibile poiché avvenuto via telefono. 

Vogliamo a questo proposito segnalarvi, dato il valore degli interventi completi di Mangano e Sturniolo, l’esistenza di un video più esteso, a questo link: http://www.vimeo.com/7181404 (nome: “progetto amb-ire”).

Rimaniamo a vostra disposizione per qualsiasi dubbio e desiderosi di ricevere eventuali opinioni in merito.

 

A presto

marta.mainini@amb-ire.com

 

Perché mezz’Italia collega il disastro di Messina al Ponte sullo Stretto? ottobre 8, 2009

Pensavo non fosse necessario specificare un nesso così evidente, ma dopo aver letto il commento di Mario Giordano in risposta ad una lecita domanda inerente l’esigenza di messa in sicurezza del territorio (http://www.libero-news.it/articles/view/578832) … Bè, forse conviene spendere qualche parola in più a riguardo.

Vorrei usare la massima chiarezza, magari utilizzando i paragoni tanto cari al nostro Presidente del Consiglio, solo spero un po’ più appropriati.

Immaginiamo uno scenario più vicino al nostro vissuto: pensate ad una persona che abbia messo da parte per anni una somma di denaro consistente, desiderosa di sottoporsi in un prossimo futuro ad un esoso lifting. Immaginate ancora che una sera, questa stessa persona, venga investita da un’auto.

Si salva, ma l’impatto è grave e ha bisogno di una complicata operazione per tornare a camminare: potrebbe appoggiarsi alla mutua ma ciò gli potrebbe far perdere troppi mesi… Ci pensa un attimo e realizza di avere ancora da parte la somma risparmiata per effettuare il lifting: che fare?

Utilizzare i soldi per salvare la gamba o farsi ugualmente il remake facciale?

Ecco, caro Giordano, a mio parere l’Italia ora è in questa situazione: ha le gambe spezzate. Come dovrebbe utilizzare i soldi stanziati dal CIPE? Investirli in un fondo a perdere per rendersi attraente agli occhi di pochi, oppure operare in modo da ripristinare un territorio sano e vitale?

Non mi vorrei dilungare in tecnicismi, che gli esperti del settore hanno già espresso meglio di me, comunque è bene ricordare che il Ponte sarà realizzato attraverso una partecipazione pubblico-privata che comporterà, volenti o nolenti, l’intervento proprio di capitali statali nel sopperire ad eventuali perdite private.

È stato inoltre appurato che il traffico sullo Stretto non sia tale da giustificare un evento così mastodontico, anzi stia diminuendo.

Concludo evidenziando come, a mio parere, il disastro di Messina abbia evidenziato due distinte problematiche:

–      Il territorio prescelto per la costruzione del Ponte è altamente instabile e presenta un livello di sviluppo urbanistico troppo basilare per poter permettersi di spendere gli unici soldi disponibili in strutture extra;

–      Il partenariato pubblico-privato non può destinare i soldi stanziati per il Ponte al risanamento del territorio perché, anche lecitamente, i privati non investono i propri capitali in progetti a perdere..

Quindi mi domando, se il traffico sullo Stretto è diminuito, come mai questi stessi privati vogliono ugualmente investire nel Ponte? Quali guadagni si aspettano di ottenere se i pedaggi non saranno così consistenti a livello numerico?

O sanno che lo Stato (con i nostri soldi) interverrà a garantire le loro perdite, o hanno intenzione di lucrare sulla costruzione stessa dell’opera, sugli appalti, i rifornimenti etc…

Entrambe le opzioni non paiono incoraggianti.

Se possiamo forse capire l’interesse dei privati, quantomeno lo Stato dovrebbe occuparsi del territorio e dei cittadini senza fini di lucro.

 

marta.mainini@amb-ire.com  

 

vita meschina ottobre 7, 2009

Manteniamo alta l’attenzione su ciò che è successo a Messina, sulle politiche del nostro governo, sulle scelte che si faranno.

Qui trovate un aggiornamento a cura di Luigi Sturniolo e Antonello Mangano:

http://terrelibere.org/terrediconfine/3855-messina-aggiornamenti-dal-laboratorio-della-shock-economy

 

Stasera ripartirà anche il programma Exit su la7 analizzando l’accaduto di Messina, vediamo come affronteranno l’argomento.

Ci aggiorniamo nei prossimi giorni.

 

marta.mainini@amb-ire.com

 

Il Ponte ci sta stretto? giugno 11, 2009

 

Estratto dall’articolo di Antonello Mangano “Ponte sullo Stretto, ricomincia la farsa”.

 “L’intervento pubblico per il Ponte coprirà una piccola parte della spesa, per il resto si aspettano gli improbabili fondi dei privati. Continuano gli sprechi a base di studi, tangenziali e opere inutili. Gli espropri sono iniziati e coinvolgono il tesoriere di Berlusconi e 100 cittadini che hanno già fatto ricorso al TAR. Intanto l`A3 (tratto del corridoio Palermo – Berlino che sta alla base dell’ideologia del Ponte) è una eterna incompiuta dove dominano le ‘ndrine, le frane, gli incidenti. Anas, Impregilo e Condotte sono coloro che hanno fallito nell’autostrada e che ora si propongono per il Ponte”(…). 

“Riusciranno le ditte e l’ente pubblico incapaci di portare a termine un banale ammodernamento autostradale a realizzare l’opera ingegneristica più complessa al mondo? Riusciranno gli stessi soggetti, che pochi chilometri più a nord hanno stretto imbarazzanti patti con la ‘ndrangheta (oggetto di quattro inchieste giudiziarie, l’ultima delle quali risale a pochi giorni fa) a diventare impermeabili alle famose “infiltrazioni” criminali?

E’ questo uno degli argomenti più interessanti della vicenda Ponte, stranamente esclusa dalle dichiarazioni dei protagonisti che di mafia parlano solo come ipotesi futuribile e non come fenomeno in essere. Il solito Ciucci ha pronta la soluzione: “I cantieri del Ponte saranno controllati con i badge per registrare le presenze e con rilevamenti satellitari che consentiranno di sapere dove sono i mezzi, di chi sono e cosa vanno a caricare e scaricare”. Tra l’altro, era una soluzione già proposta ed in parte avviata all’apertura dei cantieri dell’A3. Anche se sull’argomento tace, l’Anas ha appena affrontato questi problemi, come del resto Impregilo e Condotte (a cui qualche mese fa fu revocata e poi riassegnata la certificazione antimafia): le due società hanno gestito il macro-lotto che coincide con il tratto reggino dell’autostrada.

I risultati sono stati disastrosi: colpite dall’arroganza delle ‘ndrine, le ditte hanno minacciato di andar via, ma solo dopo i procedimenti giudiziari che dimostravano la presenza delle organizzazioni criminali nei cantieri. Le opere procedono da anni ad un ritmo estenuante. Numerosi gli incidenti, l’ultimo dei quali è avvenuto il 12 marzo, col terribile bilancio di 2 morti e 9 feriti. A causa delle forti piogge dell’inverno l’intera regione è rimasta pressoché isolata da frane e smottamenti, una delle quali ha causato una strage all’altezza dello svincolo di Altilia Grimaldi: un pezzo di collina si stacca da un’altezza di sessanta metri, diecimila metri cubi di detriti, massi e fango che si riversano sull’autostrada sottostante e travolgono un furgone in transito, provocando due morti e cinque feriti”.

(Ponte sullo Stretto, ricomincia la farsa. Antonello Mangano, 21 marzo 2009, www.terrelibere.org)

 

marta.mainini@amb-ire.com

 

Controproposta a Berlusconi aprile 10, 2009

Per far fronte alla tragedia del terremoto in Abruzzo l’Italia ha bisogno di manodopera, progettisti,  materiali di qualità, architetti, geometri, squadre di lavoro, macchinari, tecnici esperti, urbanisti, specialisti nei beni culturali, restauratori.. soldi.

Berlusconi ha avuto un’idea: suddividere la ricostruzione post terremoto in 100 progetti, da assegnare a rispettive 100 province italiane.

Io ne ho avuta un’altra:  abbiamo pronti da spendere 6 miliardi di euro stanziati dal Cipe per il Ponte sullo stretto. Invece di chiedere  la donazione di un euro da telefono mobile, e di due da telefono fisso (aiuto senz’altro simbolo di una solidarietà collettiva che non fa mai male, intendiamoci)  vediamo se il Governo italiano è davvero pronto alla ricostruzione seria, a investire dove serve, a stanziare soldi dove esiste una necessità urgente e reale. Dirottiamo i milioni destinati al Ponte, opera praticamente inutile, dispendiosa e dannosa, nella ricostruzione dei paesi d’Abruzzo e nell’aiutare una popolazione che ha perso tutto; sarebbe forse il primo caso di  dirottamento sensato.

Cosa serve di più ai cittadini italiani? Un improbabile blocco di cemento sospeso sopra acqua salata, che farà sorridere le solitarie tasche dell’elite dei grandi costruttori, o ridare vita ad una Regione severamente colpita?

Cosa è più rispettoso fare?

I soldi ora li abbiamo, usiamoli in modo onesto, una volta ogni tanto.

marta.mainini@amb-ire.com

 

 

Più faraoni o più lavoratori? marzo 5, 2009

 

Lo scorso 26 febbraio il Ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli ha annunciato che, con tutta probabilità, il Ponte sullo Stretto di Messina verrà messo in cantiere già nel 2009. A questa notizia il Presidente delle Ferrovie dello Stato Innocenzo Cipolletta ha ribadito: “se fossi Ministro dei Trasporti migliorerei prima i collegamenti tra Salerno e Reggio Calabria”.

Come sempre, cerchiamo di affrontare le cose in maniera logica, quasi apolitica (non è una battuta). Mi piacerebbe riflettere su come possa un’opera così colossalmente impegnativa e costosa andare a migliorare la circolazione del Sud Italia, non dimenticando inoltre quanto sostenuto dall’ingegnere Remo Calzone (e non solo), secondo il quale l’attuale progetto del Ponte sarebbe inadeguato perché troppo costoso e soggetto alla forza del vento.

Ma se pure volessimo ignorare le problematiche ambientali connesse a questo progetto, esistono anche conseguenze sociali e pratiche: lo stato attuale del trasporto pubblico in Italia fa acqua da tutte le parti, non solo al Sud: treni soppressi, ritardi giornalieri, vagoni sporchi al limite della decenza, poca sicurezza sui treni stessi, nelle stazioni, prezzi dei biglietti a volte ingiustificati.. Ma non si potrebbe investire parte di questi 6 miliardi di euro (tenendo conto della cifra indicata al momento come costo per l’opera, senza contare eventuali ritardi nella realizzazioni, costi extra, interventi  necessari non previsti dall’inizio) nel miglioramento dei mezzi pubblici, o per lo meno nel rinnovamento di quel tessuto stradale ed autostradale così debole e frammentato quale è quello siciliano e del Sud Italia  in generale?

Quali strutture stradali accoglieranno le migliaia di macchine e camion portati felicemente in Sicilia dal Ponte sullo Stretto?

Vorrei concludere ricordando la replica di Edoardo Zanchini, responsabile Infrastrutture  e mobilità di Legambiente: “La crisi economica sta colpendo pesantemente settori basilari come la sanità e il welfare. Piovono tagli in tutti gli ambiti. Non ci sono soldi per i cassintegrati né si riesce ad assicurare un servizio efficiente e dignitoso per i milioni di pendolari che ogni giorno utilizzano treni locali e mezzi pubblici, eppure il governo annuncia l’apertura dei cantieri per il Ponte sullo Stretto: un’opera dal costo di circa 6 miliardi di euro.. Sarebbe interessante capire con quali finanziamenti si vorrebbe portare avanti un’opera inutilmente faraonica che nel periodo della crisi delle banche rischierebbe solo di trasformarsi in un cantiere infinito, lontanissimo dalle aspettative di chi vede nelle grandi opere la soluzione per migliorare mobilità ed efficienza. Il governo pensi piuttosto alle necessarie opere di messa in sicurezza delle infrastrutture esistenti in un Paese ormai al limite della gestibilità”.

Non lo so, ho un po’ paura che questo progetto diventi l’opera colossale di qualche faraone, voluta da pochi eletti, costruita con i soldi e il sacrificio di milioni di persone.

 

Voi come vi sentite, più faraoni o più lavoratori?

marta.mainini@amb-ire.com